Alvini si confessa: «Ho lasciato il lavoro di rappresentante per inseguire un sogno. A Frosinone proposta unica»
Dietro ogni grande impresa sportiva ci sono spesso storie umane che meritano di essere raccontate. Quella di Massimiliano Alvini, l'uomo scelto dalla dirigenza giallazzurra per guidare il Frosinone nel prossimo campionato di Serie A, è l'emblema della perseveranza. Intervistato dai microfoni di Tuttosport, il tecnico toscano ha ripercorso le tappe di una carriera lunghissima, arrivata al culmine dopo ben 840 panchine tra dilettanti e professionisti, fatte di promozioni, esoneri e sacrifici.
Una scelta di vita radicale che Alvini non esita a definire totale: «Decidere di lasciare il lavoro di rappresentante di suole è stata la mia scelta più folle e vincente», ha confessato con orgoglio, sottolineando come il traguardo della massima serie sia arrivato senza rimpianti ma con la consapevolezza di chi ha sudato ogni singolo gradino.
Un'identità di gioco che ha sorpreso l'Italia
La promozione del Frosinone non è stata solo una questione di punti, ma di estetica e filosofia sul rettangolo verde. Alvini rivendica con forza l'impronta data alla squadra, un'identità che ha raccolto elogi unanimi in tutto il panorama calcistico nazionale: «La proposta di gioco che ci ha dato la promozione è stata unica in Italia. Abbiamo dimostrato che con le idee si può sopperire al gap economico contro corazzate strutturate per vincere».
Un calcio aggressivo, moderno e dinamico che ha saputo entusiasmare lo "Stirpe" e che ora si appresta a confrontarsi con il palcoscenico più nobile del calcio italiano. Per Alvini non si tratta di un punto d'arrivo, ma della consacrazione di un percorso nato dal basso e coltivato con una disciplina ferrea.