, il silenzio dei giusti e il peso del rispetto: ora basta torti
C’è un modo di vivere il calcio che appartiene al DNA del Frosinone Calcio: lavorare sodo, parlare poco e rispettare le decisioni del campo. Ma il rispetto, per essere tale, deve essere reciproco. La seconda parte di stagione della banda di mister Alvini sta per entrare nel vivo e il messaggio che si leva forte dalla Ciociaria non è una richiesta di favori, bensì un’esigenza di giustizia.
Il percorso fatto finora dai leoni giallazzurri merita un’analisi che vada oltre il semplice tabellino, specialmente quando i punti lasciati per strada non dipendono da demeriti tecnici, ma da sviste arbitrali che definire "inspiegabili" è un eufemismo.
Quei gol fantasma che gridano vendetta
Se la classifica oggi non sorride quanto dovrebbe, il motivo risiede in episodi specifici che sono passati colpevolmente in sordina a livello nazionale, ma che pesano come macigni nell'economia di un campionato:
Il caso Monza: Il gol del possibile 3-2 firmato da Raimondo avrebbe potuto cambiare l'inerzia non solo di una partita, ma di un campionato intero. Una rete solare, negata senza una spiegazione convincente.
La beffa di Chiavari: In casa dell’Entella, il gol dell’1-1 di Kvernadze è l'altra grande "ferita" ancora aperta. Un episodio che ha tolto al Frosinone un pareggio meritato e cercato con i denti quando mancava ancora mezz'ora al termine del match.
Due momenti chiave in cui la tecnologia o il giudizio arbitrale hanno fallito, lasciando i giallazzurri a bocca asciutta nonostante quanto espresso sul rettangolo verde.
Lo stile giallazzurro: dignità nel silenzio
La società del Presidente Stirpe non ama alzare i toni o fare rumore mediatico. È uno stile riconosciuto in tutta Italia: eleganza, solidità economica e compostezza. Tuttavia, la compostezza non va scambiata per debolezza.
Mister Alvini ha costruito una squadra che non chiede regali e che ha sempre dimostrato di saper guadagnare ogni centimetro di campo con il sudore. Proprio per questo, vedere il lavoro di mesi vanificato da decisioni arbitrali errate – e spesso ignorate dai grandi media – è un boccone amaro che l'ambiente canarino non è più disposto a mandare giù senza battere ciglio.
Ora la palla passa al campo, con la speranza che, da qui alla fine, a decidere le sorti dei match siano solo le giocate dei protagonisti e non i fischi (o i silenzi) della classe arbitrale. Il Frosinone c’è, è vivo e, soprattutto, esige il rispetto che si è guadagnato con i fatti.
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