, Marchizza rompe il silenzio dopo la promozione: "Ho protetto il gruppo dalle polemiche, lascio Frosinone a coscienza pulita"
Il giorno dopo la festa promozione Riccardo Marchizza torna a parlare con un post social. Di seguito le sue parole:
"Ci sono silenzi che pesano più di mille parole. E poi ci sono momenti in cui parlare diventa una scelta di rispetto. Tre anni fa arrivavo a Frosinone in Serie A con entusiasmo e ambizione. In pochi mesi ho dato tutto quello che avevo: prestazioni, assist, sacrificio. La squadra viaggiava forte, poi un infortunio mi ha fermato e mi ha tolto la possibilità di finire quella stagione. Una stagione chiusa con una retrocessione che ho sentito mia, senza mai tirarmi indietro dalle responsabilità. L'estate dopo è stata un passaggio che dice molto di quanto tenessi, e tenga ancora oggi, al Frosinone. Nonostante offerte dalla Serie A, ho deciso di restare. Senza pressioni, senza forzature. Ho accettato la fascia da capitano, consapevole del peso e dell'onore che rappresentava. Mi erano state fatte promesse chiare, ma la realtà ha poi raccontato altro, e oggi è sotto gli occhi di tutti. Ma non è questo il punto. punto è che ho continuato a rispettare la maglia del Frosinone, sempre. La stagione è iniziata con alcune difficoltà. A gennaio sarebbe stato facile pensare a me stessoe andare via. Sarebbe stata la scelta più comoda. Non l'ho fatto. Ho scelto di restare, lottare e metterci la faccia fino alla fine. E insieme ai miei compagni abbiamo raggiunto una salvezza che si sarebbe poi rivelata fondamentale per riportare il Frosinone in Serie A. Eccoci poi all'ultimo anno, quello appena concluso. Quello che, inevitabilmente, ha lasciato più segni. Qualcosa è cambiato. Sono cambiate le persone, gli equilibri, ma soprattutto è cambiato qualcosa nei miei confronti. Mi è stata fatta una proposta che ho ritenuto non adeguata e, al mio rifiuto, mi è stato subito fatto capire che non ci sarebbe più stato posto per me. Nonostante questo, ho deciso di restare. Ancora. Perché a Frosinone stavo davvero bene. Perché credevo che il rispetto reciproco, alla fine, potesse prevalere...
Inizio la stagione da capitano, gioco, segno, lavoro come ho sempre fatto. Poi, a nove giornate dalla fine, senza alcuna spiegazione reale, passo dalla titolarità alla tribuna. Da una settimana all'altra. Per mesi. La motivazione ufficiale è stata "tecnica". Quella reale, probabilmente, non verrà mai detta. Nel frattempo, per giustificare scelte che faticavanoa reggersi da sole, sono uscite versioni non veritiere sulle mie condizioni fisiche. E questo, sinceramente, mi ha ferito. Perché il rispetto, quello vero, non dovrebbe mai essere negoziabile. Ma anche in questo caso ho scelto di rispettare i miei compagni. Ho scelto di non parlare prima. Ho scelto di lavorare, allenarmi e restare in silenzio. Non per debolezza, ma per dignità. Perché credo che i comportamenti contino più delle parole. E infatti oggi non ho bisogno di aggiungere altro su certe dinamiche. Chi ha visto, ha capito. Quello che conta davvero, però, è altro. Voi. tifosi del Frosinone. La gente. L'essenza di questa squadra. Dal primo giorno mi avete fatto sentire uno di voi. Senza condizioni. Senza interessi. Solo con passione vera. E io ho cercato di ripagarvi con lo stesso amore, ogni volta che ho indossato questa maglia. La fascia da capitano non è stata un simbolo qualsiasi. stata una responsabilità enorme, che ho portato con rispetto, orgoglio e senso di appartenenza. Ogni giorno. Miè dispiaciuto vedere qualcuno assumersi quel ruolo in alcune occasioni pubbliche, ma nello spogliatoio certe cose non sono mai cambiate. Perché la fascia non è visibilità, non è convenienza e non è un titolo da prendersi quando fa comodo. Ma anche questo, in fondo, dice molto sul valore delle persone.
Oggi vado via con qualcosa che nessuno potrà mai togliermi: la consapevolezza di aver dato tutto, sempre. E di aver raggiunto l'obiettivo: contribuire a riportare il Frosinone in Serie A. Grazie ai miei compagni, il motivo principale del mio silenzio. Ho preferito proteggere il gruppo invece di alimentare polemiche, anche quando avrei avuto più di un motivo per farlo. Perché ci stavamo giocando un obiettivo troppo grande e importante per permettere a certe dinamiche di creare squilibri. rispetto e la professionalità, almeno per me, vengono prima di tutto.
Il cerchio si chiude cosi. Con la verità dalla mia parte, senza bisogno di urlarla.Con la coscienza pulita.E con la testa alta. Grazie a chi cè stato davvero.
resto, nel tempo si vedrà.. giocatori passano, la maglia resta. Ma certi legami vanno oltre il tempo. Per sempre, uno di voi."
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