Dagli schemi con i bicchierini di caffè alla Serie A: Fucecchio racconta la meravigliosa ossessione di Alvini

16.06.2026 14:30 di  Stefano Martini  Twitter:    vedi letture
Dagli schemi con i bicchierini di caffè alla Serie A: Fucecchio racconta la meravigliosa ossessione di Alvini
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© foto di Stefano Martini TuttoFrosinone

Per capire l'essenza tattica e l'identità del Frosinone che si appresta a dare battaglia in Serie A, è necessario fare un salto all'indietro di trent'anni, percorrendo i 300 chilometri che separano la Ciociaria da Fucecchio, lo splendido borgo toscano nel quale Massimiliano Alvini è cresciuto. Lo speciale "Casa Alvini" ha dato voce agli amici storici del bar e della Ferruzza, i compagni di una vita che hanno visto il tecnico muovere i primissimi passi su una panchina. E ciò che emerge è il ritratto di un uomo letteralmente ossessionato dal gioco del calcio fin dall'adolescenza.

Un "pazzo" che urlava indicazioni tattiche e che ha costruito la sua carriera partendo dal gradino più basso in assoluto: i campionati amatoriali

Lavagne improvvisate con ciabatte e saliva

I racconti degli amici d'infanzia descrivono un Alvini che, già alla guida di squadre composte da lavoratori, imbianchini e giardinieri presi direttamente dal bancone del bar, applicava un rigore degno dei più grandi palcoscenici europei 

«Era un maniaco totale già allora», raccontano divertiti i suoi storici calciatori degli amatori. «Ci faceva studiare i calci d'angolo, i movimenti a scalare sulle rimesse laterali e andava a spiare le altre squadre. Se eravamo al bar e doveva spiegare uno schema, non avendo una lavagna, prendeva i bicchierini di plastica del caffè, le borracce o le ciabatte per posizionare i difensori. A volte disegnava le linee direttamente sulle mattonelle bagnandole con la saliva».

Una passione totalizzante, che lo portava a passare le notti fino alle 4 del mattino a studiare video e partite mentre gli altri andavano a ballare

Una dinastia di scarpe prestata al pallone

Un sogno, quello del calcio professionistico, che ha dovuto fare i conti con la realtà di una famiglia storicamente impegnata nella vendita al dettaglio di calzature. Il fratello Walter ha ricordato i sacrifici dei primi anni, quando Massimiliano si divideva tra i clienti la mattina e i campi di Eccellenza e Serie D il pomeriggio. «A livello familiare lo abbiamo sempre supportato. Quando arrivò al Tutto Cuoio in Lega Pro, le aziende iniziarono a vedere il suo nome sui giornali. Poi, con la chiamata della Pistoiese e il successivo trasferimento all'AlbinoLeffe a Bergamo, ha dovuto fare la sua scelta definitiva, lasciando l'attività commerciale nelle mie mani. Ma a uno che torna a casa alle 5 di notte e lo trovi ancora a studiare calcio, non puoi dire di smettere».

Oggi quel cerchio lungo 25 anni si è chiuso con il trionfo di Frosinone: il rappresentante di Fucecchio è diventato grande, ma l'anima è rimasta quella del campetto

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