Pari compromissorio tra Marocco e Croazia. Il pathos del Mondiale non c'è: i calciatori, più che eroi nazionali, si atteggiano da impiegati statali

23.11.2022 13:17 di Andrea Pontone Twitter:    vedi letture
Pari compromissorio tra Marocco e Croazia. Il pathos del Mondiale non c'è: i calciatori, più che eroi nazionali, si atteggiano da impiegati statali
© foto di Rai

La partita tra Marocco e Croazia prometteva poche emozioni. Così è stato: 0-0 scialbo, con i magrebini leggermente più frizzanti e gli europei un po' troppo bloccati nell'esecuzione schematica dei compiti. I vice-campioni del mondo in carica, notevolmente ridimensionati quattro anni e mezzo dopo la leggendaria cavalcata russa, si ritrovano avari di una punta di peso (quale era Mandzukic nel 2018) che possa capitalizzare le occasioni: emblema di un ricambio generazionale che non ha lasciato il segno, con i soliti Modric, Brozovic e Perisic a mandare avanti gli interi ingranaggi della costruzione di gioco. Un profilo interessante è il centrale arretrato Gvardiol, bravo se non altro con il pallone tra i piedi ma buono (non di più) in fase difensiva. Il Marocco ha tutto da guadagnare e nulla da perdere: si barrica nella sua metà campo quando serve, ma riparte in modo incisivo con la catena di destra (Ziyech-Hakimi) che funziona piuttosto bene. Le palle gol scarseggiano. I baluardi del calcio croato annunciarono già nella seconda metà del 2018 il loro addio alla Nazionale: è stato difficile ripartire per l'Europeo (infatti disputato male) e non è semplice affrontare questo Mondiale che rispecchia, in modo evidente, una fase di transizione. Molto abili, i giocatori della Croazia, nell'interpretazione dei rispettivi ruoli, ma è come se mancasse quel "qualcosa in più" necessario per fare la differenza in un Campionato del Mondo: la grinta, il cuore, la tenacia, la forza di volontà. Le due squadre, invece, sembrano giochicchiare. Spettacolo mediocre, risultato inevitabile: pareggio a reti bianche. Ai calciatori di entrambe le squadre - trattandosi di un'occasione quasi irripetibile, quella di disputare un Mondiale di calcio - occorre meno paura e più scioltezza da un lato; meno volontà di fare gli impiegati e più senso di appartenenza dall'altro.