, mister Alvini a Bordocampo: "Questa è stata una squadra con forte identità. Ora voglio diventare col Frosinone un allenatore stabile in Serie A"
L'allenatore del Frosinone Massimiliano Alvini, dopo la sua prima promozione in Serie A, è stato ospite a "Bordocampo", trasmissione andata in onda su Teleuniverso. Tanti i temi trattati: dal campionato appena trascorso e vinto con pieno merito, passando per il suo futuro, fino a proiettarsi già a ciò che sarà nella prossima massima serie. Queste le sue parole:
Mister che stagione è stata e che campionato è stato da parte dei suoi ragazzi?
"Il Frosinone ha vinto un campionato di Serie B meritatamente e lo ha fatto insieme a tutta la città ed i tifosi, giocando anche un buon calcio. E' una vittoria meritatamente e di tutto questo c'è da essere sicuramente felici".
Che cosa si è creato già l'estate scorsa a partire dal ritiro del Terminillo, per portare poi al risultato che si è visto l'8 di maggio?
"Si è creato un qualcosa di fantastico in tutte le situazioni e componenti societarie, di squadra, di staff. Questo è stato il segreto di tutta questa annata".
Mister, si è parlato di formula Alvini e del fattore Alvini: secondo lei, realmente, in che cosa è consistito questo fattore Alvini?
"Sicuramente il fattore Alvini è stato quello di voler vincere il campionato. Sono arrivato qui a Frosinone con grande voglia e con grande entusiasmo, quindi credo lo si possa attribuire a questo il Fattore Alvini".
Alvini quindi resterà a Frosinone anche il prossimo anno in Serie A?
"Io oggi mi sento molto orgoglioso e sereno. E devo dire la verità, mi sento anche 'un pò più ciociaro'. Quindi, in questo mio stato attuale, io mi impegno a difendere questa identità forte che ho. Mi impegnerò a farlo, perchè il Frosinone lo merita e merita tutto questo. Penso quindi di essere stato chiaro..."
Come ha fatto in così poco tempo a creare un Frosinone così forte e competitivo?
"Questa è stata una squadra che ha avuto una forte identità e questo è un aspetto che per noi allenatori conta ed è importantissimo. Conta la disponibilità che danno ai calciatori nel voler fare determinate cose. E' fondamentale poi l'ordine che si riesce a mettere in campo durante la settimana. Questo Frosinone ha avuto sempre una forte identità. Noi siamo stati in grado di giocare un calcio dinamico, aggressivo, verticale e piacevole. Il merito di tutto questo va riconosciuto ai calciatori, perchè si possono avere mille idee, ma queste poi vengono messe in campo dai calciatori. La cosa fondamentale è che Alvini ed il suo staff abbiano sempre le idee chiare su quello che si vuole fare in campo, poi sta ad i calciatori adattarle alle varie situazioni di gioco. La cosa che più mi ha sorpreso oltre all'identità, è quella che questa squadra è stata molto adattabile nei movimenti. I calciatori sono stati in grado di poter capire le situazioni da soli. Tutto ciò ha avvantaggiato il nostro lavoro. Quindi va dato grande merito alla squadra per come ha lavorato e saputo interpretare le partite. E noi dello staff abbiamo avuto le idee chiare su ciò che dovevamo fare. E a me è piaciuto il Frosinone per come giocava quest'anno. Abbiamo capito che le partite le potevamo dominare rischiando e lo abbiamo fatto. Io non ci sto in panchina a giocare sotto palla, non mi riesce. Questo tipo di situazione mi fa soffrire e fa male al cuore. A me piace fare un tipo di calcio aggressivo. Questo concetto la squadra lo ha capito. Il Frosinone vuole fare questo tipo di calcio e lo ha fatto con un'identità ben precisa. Volevamo vincere, punto. E l'idea di calcio che avevamo era quella. Tutti i giorni ci allenavamo con quel pensiero chiaro in testa".
Lei quando ha capito che il Frosinone poteva arrivare fino in fondo?
"Noi al campo quest'anno abbiamo avuto un grande direttore sportivo. Renzo Castagnini ci ha aiutati in questo percorso. Il direttore ha detto, dopo la sconfitta in casa col Monza di ottobre, che secondo lui, saremmo potuti andare in Serie A con questa squadra. Per noi Castagnini è stata una guida in questo percorso, è sempre stato su questa strada e ci ha portato lì poi anche a noi dello staff e società tutta, a cavalcare questa idea. Io personalmente ho pensato di potermi giocare la Serie A fino in fondo, dopo la gara contro il Catanzaro, nell'ultima giornata del girone di andata. Il Catanzaro la considero una squadra forte, con valori individuali alti. Quindi, dopo quella vittoria io ho cominciato a pensare che avremmo fatto un campionato di vertice. Lì eravamo già primi in classifica, ma dopo quella gara ho sempre pensato di poter fare una stagione di vertice. Poi è venuta la promozione diretta, che è un qualcosa di fantastico e straordinario".
Sul piano tattico, c'è stato un giocatore che ha ritenuto indispensabile?
"Io sono un malato di tattica e in questi anni ho sempre studiato per presentare un calcio attuale. Sicuramwnte per noi fondamentale è uno dei due centrocampisti per cose che in campo servivano, posso dire che Matteo Cichella in determinate situazioni è stato un calciatore che, da un certo punto del campionato in poi, per noi è stato fondamentale per determinate equilibri che ci sono serviti nella fase di possesso e di non possesso".
Poi Alvini continua: "Speravo di arrivare a Frosinone già dopo l'esonero in Serie A con la Cremonese, penso però che qualcheduno non abbia voluto.. Voglio quindi ringraziare il direttore Castagnini che ha creduto in me. Mi piace tantissimo l'ambiente di Frosinone, l'ho detto più volte chiaramente. Mi sento un pò ciociaro e sono orgoglioso e felce. Non mi immaginavo di trovare un ambiente così felice e gioioso. La gente, la città sono socievoli. La gente ti accoglie sempre col sorriso sulle labbra e ti fa sentire sereno. Ci sono città un pochino più cupe e tristi da questo punto di vista. Frosinone ha fatto stare bene sia me che il mio staff. Per questo merita la Serie A, che andrà difesa il prossimo anno nel miglior modo possibile".
Che tipo di calcio vorrà proporre il suo Frosinone in Serie A?
"Lo scorso anno, dopo pochi giorni di ritiro, abbiamo deciso di proporre questo tipo di gioco. Ora vedremo che tipo di costruzione di squadra verrà fuori e poi adatteremo il gioco in base alle caratteristiche. Ora è prematuro parlare di identità. A me piace fare la partita in possesso palla e ricacciarla quando la sfera è in possesso della squadra avversaria. Questa è la mia e la nostra idea di calcio. Prima vedremo la costruzione della rosa e poi, a seguire, il tipo di calcio che faremo. Una cosa è chiara: vogliamo provare a salvarci. Ma ora godiamoci fino a venerdì questo risultato straordinario. Lo merita la società, la città. Lo meritano tutti. Poi vedremo di adattare un'idea di calcio, in base a quello che costruiremo".
Che Serie A immagina di ritrovare?
"Sicuramente un Alvini diverso da prima, questo è sicuro. In questi tre anni sono sicuramente maturato e migliorato come allenatore. Cerytamente ci sarà un Alvini più tignoso, per usare un termine ciociaro, un Alvini che insieme al suo staff vorrà stablizzarsi in Serie A. In gnerale poi, troveremo una Serie A in cui ci sono dieci o dodici squadre che fanno un campionato a sè, mente ce ne sono sei o sette che ne fanno un altro. Negli ultimi dieci anni, delle tre squadre che salgono dalla B, due ne retrocedono. Bisognerà dunque lavorare e fare qualcosa di straordinario. Ora non si vuole pensare a questo. Noi prima gioiamo, poi si penserà alla nostra bella e tosta identità ciociara".
Quanto hanno contato la gavetta ed i sacrifici nel suo percorso per arrivare fino ad oggi?
"Tanto, perchè altrimenti non si arriva qui. Io sono partito 25 anni fa e quest'anno, come ho già detto, si è chiuso un cerchio della mia carriera. Ci tenevo a vincere assolutamente tutti i campionati che ho fatto, esclusa naturalmente la Serie A, che la si può vincere se si allena una squadra media. Sono contentissimo, felice e ora voglio diventare col Frosinone un allenatore stabile in Serie A. E' difficile, ma ci proverò. La gavetta conta ed è contata tantissimo".
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