Gabriele Bracaglia a Kick Off: "Un sogno che si realizza"

Il portiere e il difensore giallazzurro hanno parlato della stagione appena conclusa e di quello che si aspettano dal salto di categoria
12.05.2026 08:30 di  Manuel Centra  Twitter:    vedi letture
Gabriele Bracaglia a Kick Off: "Un sogno che si realizza"
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© foto di Stefano Martini TuttoFrosinone

Nella serata di ieri 11 marzo al programma Kick Off ci sono stati come ospiti Lorenzo Palmisani e Gabriele Bracaglia. I due calciatori hanno risposto alle diverse domande poste dentro lo studio sulla loro stagione e sull'impresa della promozione diretta conseguita con la squadra. Queste le parole di Gabriele Bracaglia:

Sull'aver realizzato l'impresa della promozione diretta:

Bracaglia: "Allora io ho ancora poche ore di sonno, ancora non riesco a dormire bene però sì sì dai è stata un'emozione forte. Penso che ce la siamo meritata per tutto il campionato che abbiamo fatto e poi io e Lorenzo l'abbiamo sentito di più rispetto ad altre persone. Però adesso è il momento di ritornare sulla terra e iniziare a lavorare per l'anno prossimo. Ci riprendiamo ancora queste 2-3 settimane per staccare mentalmente"

Sul vincere in casa da tifoso ciociaro e su cosa rappresenta riuscirci con questi colori addosso:

Bracaglia: "Per me è stato qualcosa di veramente indescrivibile che auguro a tutti i ragazzi, non perché noi dobbiamo essere idoli, ma che magari possano prendere spunto da noi per fare qualcosa di importante nella vita, perché poi non esiste solo il calcio. Veramente qualcosa di bellissimo, sono emozioni che ti rimangono dentro, vedere la tua famiglia che esulta è qualcosa di di veramente emozionante. Molto difficile da spiegare perché non lo so quante volte e a quante persone può capitare nella vita. Molte lo paragonano alla nascita di un figlio. Non ho ancora avuto la fortuna di avere un bambino però è veramente qualcosa di stupendo"

Su Alvini e il suo commento in cui dice che Bracaglia è da nazionale:

Bracaglia: "Ho ringraziato il mister perché è sempre troppo bravo e buono con noi. Però ci sarà tempo. Penso che Dimarco non sia da meno e anche gli altri che ci sono comunque sono giocatori forti. L'obiettivo è quello perché fa sempre piacere giocare per la propria nazionale. Ci proverò, ma devo fare ancora un percorso di crescita ed è giusto che io lo faccia"

Sulla rottura del naso e sulla forza di volontà che contraddistingue i ciociari:

Bracaglia: "Diciamo che per fortuna non ho grandi paure, nel peggiore dei casi mi sarei rotto il naso di nuovo, quindi non ci sarebbero stati altri problemi (ride. n.d.r.). Devo ringraziare il dottore perché mi ha aiutato tantissimo con la mascherina, l'abbiamo fatta veramente in due giorni, e la disponibilità della società perché ovviamente anche quella conta. Il mister mi ha chiesto se ero sicuro di voler giocare e ho preferito giocare. Preferisco giocare col dolore che rimanere fuori a guardare e poi avere il rimpianto di di non aver giocato, con tutto che ci sono altri compagni molto preparati che avrebbero tranquillamente potuto restituirmi come ha fatto vedere Corrado. Me la sentivo, non era una parte del corpo indispensabile, diciamo. Poi forse la mascherina mi ha anche aiutato a segnare a Castellammare. Non lo so, non sono sicuro, però forse è stata proprio quello a farci andare in Serie A"

Sulla crescita ottenuta grazie ad Alvini:

Bracaglia: "Secondo me è stato un 50 e 50, nel senso che noi abbiamo sposato il gioco del mister, però dopo il gioco del mister è entrato in noi facendoci migliorare sotto tanti punti di vista. Questa per me è stata la mia prima esperienza da titolare in Serie B, nel senso che non ho mai giocato così tante partite, né con questo modulo, né in questo ruolo, ma neanche con le idee del mister. Molti allenatori preferiscono calciare la palla sopra e andare a lottare sulla seconda palla, invece noi abbiamo sempre costruito dal basso, quando era possibile, o comunque dal centrocampo in poi sempre palla a terra cercando di schiacciare la squadra avversaria nella propria area attaccando con tanti uomini. Secondo me è stato un mix di elementi che sono andati a combaciarsi, rendendo la squadra una bomba, nel senso che abbiamo reso tutti quanti al massimo"

Sulla trasformazione da terzino a laterale offensivo moderno e sui diversi aspetti migliorati, sopratutto dal punto di vista atletico:

Bracaglia: "Io sicuramente ho fatto un lavoro fisico importante quest'estate grazie al preparatore, abbiamo fatto veramente un lavoro atletico fondamentale per poi riuscire a fare un campionato di questo tipo, anche perchè Il gioco del mister è un gioco dispendioso in cui corriamo tutti quanti, a prescindere dal ruolo. Quello è stata forse la cosa più grande che abbiamo fatto insieme allo staff del mister e poi piano piano ho iniziato a fare, tra virgolette, la mezz'ala, anche grazie a Giacomo che mi diceva come posizionarmi, dove andarmi a mettere e in che occasioni perché anche quello è importante nella partita. La cosa più importante secondo me è stato l'aspetto atletico. L'aspetto tecnico si migliora di settimana in settimana, non si smette mai di migliorare, di imparare. Gli stop, i passaggi, sono cose che uno ci dovrebbe lavorare maniacalmente perché durante la partita se ne sbagliano tanti perché ci sono tante situazioni sempre diverse, o qualche volta non sei messo bene con il corpo, qualche volta la palla non sempre arriva pulita. È un lavoro dove dedichiamo tanto tempo ma non solo io, in generale tutta la squadra ci ha dedicato tanto tempo e secondo me poi i risultati si sono visti"

Sulla consapovolezza di potercela fare e sul momento della stagione più determinante:

Bracaglia: "C'è stata la prima parte di stagione dove abbiamo veramente giocato partita dopo partita, nel senso che anche se eravamo primi non abbiamo mai detto che qui siamo primi, dobbiamo per forza arrivare primi, ogni partita scendevi con l'ansia in campo di vincere. No. Scendevi in campo preparato perché il mister prepara le partite e noi ci preparavamo mentalmente e fisicamente, quindi affrontavi la partita come se fosse sì una finale, ma non come se ti dovessi giocare la vita, sempre concentrato sul pezzo anche se andavi sotto con il risultato. Sapevi che potevi recuperarla sempre e questa è stata secondo me la nostra forza, non preoccuparci mai della della partita successiva. E poi è arrivato il momento, il giro di boa dove abbiamo detto caspita, qui abbiamo fatto un intero girone nella parte alta della classifica ed è giusto iniziare a crederci. Il mister e il direttore sono sempre stati esigenti con noi, ci hanno sempre detto dovete essere ambiziosi perché siete una squadra forte, e noi piano piano abbiamo iniziato a crederci perché effettivamente era così. Secondo me la consapevolezza è arrivata dopo la partita di Castellammare perché lì abbiamo capito che dipendeva tutto da noi. L'ultima partita in casa con i tifosi che ci avrebbero spinto non avremmo mai potuto sbagliarla"

Su quanto tempo giocate insieme:

Bracaglia: "Sono circa 7-8 anni. Diciamo che abbiamo fatto tutto quanto il settore giovanile, ci siamo ritrovati insieme anche in Primavera. Forse le uniche due stagioni dove siamo andati in prestito ci siamo divisi, ma non abbiamo smesso di sentirci. Il rapporto è rimasto, fare la trafila con un compagno, tutta la trafila, perché poi veramente siamo partiti da quando eravamo piccolini, e arrivare in prima squadra. Giocare è bellissimo, stupendo, ma vivere queste emozioni non lo so, per me è qualcosa di inspiegabile. Poi è un ragazzo veramente speciale Lorenzo, e non lo dico solo perché sta sta qui, ma lo dico in generale, lo dico anche a lui. Un uomo, un ragazzo favoloso e viene veramente da una famiglia spettacolare"

Sui rituali che si fanno prima della partita:

Bracaglia: "Di rituali precisi non ne ho. Sinceramente l'unica cosa che mi piace fare prima della partita è baciare il crocifisso che mi ha lasciato mia nonna e dire due preghiere. Questa è l'unica cosa che faccio. Lorenzo ha ragione, lo incoraggiavo a farlo perchè fa gruppo, ci unisce tutti quanti e lo facciamo ancora adesso perchè è di buon auspicio"

Sulla pagina della Gazzetta strappata da Alvini durante il ritiro:

Bracaglia: "Tutto vero. Ma non perché non eravamo favoriti, ma proprio perché eravamo una squadra che si doveva salvare. Lui ci ha sempre creduto dall'inizio. Sinceramente ha fatto bene (ride. n.d.r.)"

Sulle parole dell'allenatore prima di entrare in campo nella partita decisiva:

Bracaglia: "Prima dell'ultima partita ci ha detto letteralmente: "Ragazzi, vi ho parlato per tutti questi mesi. E adesso vi dico solo un'ultima cosa che è quella che vi dico da da sempre: andiamocela a prendere". Non ha fatto grandi discorsi e forse è proprio questo che ha fatto la differenza, perché tendenzialmente queste partite vengono caricate tanto. È sbagliato perché comunque anche noi le sentiamo, tipo le farfalline nello stomaco, quindi andando a caricarle troppo rischi di avere una psicologia inversa, secondo me"

Sulle partite più attese in Serie A:

Bracaglia: "Sicuramente San Siro, l'Olimpico, lo Juventus Stadium, Il Maradona. Diciamo sono queste le partite che uno aspetta più di altre, che si sognano da quando si è bambini. Ma poi sono tutte fondamentali. penso che l'obiettivo l'anno prossimo sia la salvezza, giustamente. In quattro occasioni il Frosinone è andato in Serie A, in tre sicuro non c'è riuscito a rimanere. L'anno prossimo speriamo di riuscirci"

Sul come affrontare la paura di non essere all'altezza del campionato:

Bracaglia: "Io parto dal mio esordio con la Sampdoria. Venivo da un campionato giocato con Renate, anche se non ero un titolare fisso però comunque avevo fatto qualche partita. Nell'esordio c'erano Coda e Tutino che l'anno prima, non lo so, forse avevano fatto 35 gol a testa. Subito l'impatto emotivo. Sicuramente ci sono delle differenze grosse dalla Serie C alla Serie B, ma anche dalla Serie B alla Serie A. Secondo me è anche giusto che uno non si senta all'altezza perché non sai quello che puoi trovarti davanti, e troveremo sicuramente attaccanti forti che magari ecco in Serie B, faccio un esempio per Lorenzo, magari possono tirare a 80 km/h, mentre in Serie A tirano a 100. Però questo ti aiuta a crescere perché tanto sai che ormai la realtà con cui devi convivere è quella e piano piano ti abbitui. Io vedo molti ragazzi che quando salgono con noi dalla Primavera non sono abituati alla velocità di gioco, però poi piano piano si abituano e anche loro ritornano a essere i ragazzi che vedevi giocare con la Primavera. Tutta una questione di abitudine, secondo me. E poi ovviamente ci sarà chi è più pronto e chi meno pronto, però bisogna anche essere bravi a farsi trovare pronti con l'idea, perché tanto mentalmente lo sai che andrai a affrontare un campionato difficile ed è giusto che mentalmente sei pronto. La cosa importante è non sentire troppo lo scalino perché rischi di soffrirlo a livello mentale"

Sulla parata dell'anno di Palmisani e sull'intervento dell'anno di Bracaglia:

Bracaglia: "Guarda ce ne sono tante. Forse troppe anche per colpa nostra perché abbiamo fatto tirare troppo gli avversari in porta. Forse Castellammare, dove in due-tre situazioni c'ha veramente salvato e se non avessimo portata quella partita in porto sarebbe stato complicato poi per noi l'ultima giornata. Diciamo la parata su Maistro, mi pare. Sotto la curva del Frosinone"

Sulla freschezza mentale mantenuta fino alla fine:

Bracaglia: "Noi non ce ne siamo neanche accorti di quello che abbiamo fatto, nel senso che abbiamo pensato veramente partita dopo partita. Scendevamo in campo sapendo dell'avversario che incontravamo, lo l'avevamo studiato in settimana. Provando a fare quello che facevamo sempre in ogni partita, quando abbiamo la palla giochiamo, quando non ce l'abbiamo cerchiamo di non far giocare gli altri, o di farli giocare il meno possibile o di metterli in difficoltà. Secondo me poi le partite le abbiamo indirizzate giocandole come sappiamo fare, come ci ha sempre detto il mister, con la nostra identità e con il nostro gioco"

Sui familiari e sulle loro reazioni:

Bracaglia: "A casa sono stati veramente felici. Papà, mamma, mia sorella, la mia ragazza. Veramente hanno festeggiato come se avessero raggiunto loro il traguardo. Mi sono emozionato perché ho avuto la fortuna di venire da una famiglia che festeggia gli obiettivi dei propri figli ma anche veramente delle persone vicino a noi come se fossero loro. Una vita senza emozioni, secondo me, è una vita piatta. Nella vita bisogna gioire, anche piangere delle disavventure che capitano. Però è importante provare emozioni perché solo attraverso le emozioni uno può fare qualcosa di importante. Abbiamo visto il servizio con la ragazza parecchie volte, quello che avete fatto in cui dite: sono le 22:24 e il Frosinone è tornato in Serie A. E si sente anche lo speaker dove dice che un pensiero va a tutte le persone che non ci sono più perché, veramente, sia io che lei abbiamo avuto dei nonni super tifosi, in primis del Frosinone, poi ovviamente dei nipoti. Vederci arrivare lì secondo me sarebbe stato qualcosa di veramente emozionante anche per loro"

Su Bracaglia nel ruolo di capo ultrà:

Bracaglia: "Il ruolo di capo ultrà non mi dispiace. Ilario mi ha dato questo compito. Sinceramente sono un po' timido, però visto che sono un ragazzo nato e cresciuto a Frosinone insieme a Lorenzo, però Lorenzo è un pò più piccolino di me, mi hanno dato questa responsabilità e io la porto avanti molto volentieri"

Sulle promesse fatte per l'arrivo in Serie A:

Bracaglia: "Io avevo detto a mamma e papà che avrei preso un cagnolino, però sto ancora cercando di convincerli perchè non sono d'accordo. Vedremo più in là"

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