Crediti fittizi al Brescia, chiesta l’archiviazione per Massimo Cellino: fu vittima di raggiro

11.05.2026 15:20 di  Tuttofrosinone Redazione  Twitter:    vedi letture
Fonte: tuttomercatoweb
Crediti fittizi al Brescia, chiesta l’archiviazione per Massimo Cellino: fu vittima di raggiro
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

a Procura della Repubblica di Brescia ha chiesto l’archiviazione dell’ex presidente del Brescia Massimo Cellino nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita di falsi crediti di imposta utilizzati dal Brescia Calcio per regolarizzare gli adempimenti fiscali di parte della stagione 2024/2025, che poi si concluse con la penalizzazione e la retrocessione in C delle Rondinelle. Lo scrive Il Giornale di Brescia nella sua versione online aggiornando la situazione su quanto accaduto un anno fa in casa del club bresciano e che portò alla riscrittura della classifica con il salvataggio del Frosinone e il play out che vide la Sampdoria (retrocessa sul campo) conquistare la permanenza in Serie B ai danni della Salernitana.

Cellino vittima di raggiro
Per la Procura l’ex presidente delle Rondinelle fu vittima di un raggiro ordito ai suoi danni da Gianluca Alfieri, finito in carcere lo scorso sei maggio dopo un blitz antidroga fra Avellino e Salerno, che avrebbe venduto crediti fittizi con la complicità dell’intermediario Andrea Piceni e il commercialista e consulente del Brescia Marco Gamba.

La ricostruzione
Secondo la ricostruzione della Procura il gruppo ‘Alfieri Spv’ sarebbe stato creato dall’imprenditore Danilo Porcile, attestato per una maxitruffa da 1,7 miliardi legata agli ecobonus, e dal brooker Francesco Scalercio “con il preciso scopo di commercializzare crediti d’imposta inesistenti”, una società, scrivono sempre gli inquirenti, “priva di una sede effettiva, non iscritta all’elenco delle società veicolo della Banca d’Italia e inadempiente sotto il profilo fiscale” che avrebbe comunque movimentato milioni di euro cedendo appunto questi crediti fiscali non solo a al Brescia, ma anche al Trapani. Il tutto, considerando anche altre tre società raggirate, per un profitto illecito di 3,9 milioni di euro.