CINQUE ORE AL MATCH: Da TuttoFrosinone, il nostro angolo (da) tifosi
Triplice fischio di Monza-Frosinone: l'impresa lombarda è compiuta. Ad Udine si gioca ancora: l'Empoli prima va in vantaggio su rigore allo scadere e poi, sempre su rigore, si fa riacciuffare in quello che è un vero e proprio tempo "supplementare" di recupero. Tempo di festeggiare? Si, ma con ansia. Subito classifiche alla mano per capire, alla luce dei risultati maturati, le possibilità di salvezza del Frosinone, gli incastri, e tutti gli scenari. Confronti con amici e addetti ai lavori, tutti felici dello 0-1 in campo brianzolo, ma nessuno con la "follia" necessaria per festeggiare senza pensieri. Il Frosinone ha il destino nelle proprie mani, si dice nella sala stampa dell'U-Power Stadium, ma già riemergono alla mente gli altri casi in cui il Frosinone, con le proprie mani, si è suicidato, sportivamente parlando. Non li citeremo, per scaramanzia, la stessa che ci porta (e porta sicuramente la maggior parte dei tifosi) a compiere da una settimana o forse più gesti, rituali, danze e canti che, agli occhi della gente lontana dal "mondo del pallone", sembrano folli, sconclusionati e persino esagerati. In fondo, è solo una partita ci diranno. Eppure, questa Partita, come tutti gli appuntamenti della storia, trasformano le genti stesse. Trasformano la città, trasformano i locali della città, i quartieri, le abitazioni.
Parlando in una prima persona molto poco giornalistica, ma oggi i lettori ci perdoneranno, ho avuto l'occasione di ospitare due amici di Varese proprio in questi giorni immediatamente pre-finale, perchè tale è nei fatti. Oltre alle bellezze del capoluogo, hanno percepito l'atmosfera frizzante che si respira a Frosinone, una città totalmente avvolta, nei pensieri e nei fatti, dall'adrenalina giallazzurra nel modo che solo i ciociari sanno trasmettere. Al momento dei saluti, il dispiacere per non poter vivere l'evento con noi, perché in un modo o nell'altro, hanno compreso quanto la città aspetti LA partita. E allora, ecco che i gesti, i rituali e le danze assumono un senso nell'universo frusinate, percepibile anche da chi ne è estraneo.
Cinque ore passano in fretta, normalmente. Un pomeriggio di lavoro per i grandi, una mattinata a scuola per i più giovani. Però gli studenti sanno bene che cinque ore possono essere anche tremendamente lunghe, se da superare c'è qualche interrogazione per cui non si è esattamente preparati. C'è l'ansia della performance, del giudizio dei prof, del non voler fare brutta figura. Ed ecco che allora cinque ore passano molto lentamente, e le stesse paure attanagliano oggi anche i tifosi, di tutte le età questa volta, e in misura sempre maggiore con l'avvicinarsi della partita. Da Udine, gente cordiale nella vita e nel tifo, non verranno di certo con intenzioni calcistiche amichevoli. Devono salvarsi anche loro, sperando di poter festeggiare insieme.
Eppure, il Frosinone di stasera, è lo stesso che ha battuto in casa l'Atalanta fresca vincitrice dell'Europa League, che ci ha fatto emozionare portandoci ai quarti di Coppa Italia, che al Maradona non ha mai perso, che ha ricevuto i complimenti da mezza Europa per il gioco espresso. I giovani, tanti, in rosa, si sono calati perfettamente nella "Ciociarità". Ormai li chiamiamo Enzo, Mati, Stefano, Luca, Riccardo. Sono dei nostri, è gente di cui ci si può fidare, Persone che sai che non ti abbandonano e le difficoltà, in qualche modo, sono state superate, tutti insieme.
In realtà, pensandoci meglio, quello che scenderà in campo tra poco non è proprio il Frosinone di sempre: nel tempo è maturato, ha trovato stabilità, solidità, compattezza. È cresciuto nel gioco, nell'affinità, negli uomini e anche, nel tifo. La curva (includendo in generale tutti i tifosi) ha dimostrato di essere ugualmente compatta: basta pensare alle trasferte romane, di Firenze, di Empoli, agli incitamenti pre e post partita, e basta guardare tutte le occasioni in cui, tra alti e bassi, nessuno ha mai smesso di incitare i propri beniamini. Oggi, per l'ultima volta, ci sarà il bisogno di tutti, perché le paure, se affrontate insieme, fanno un po' meno paura, scusateci il gioco di parole. Lo percepiamo noi, lo percepiscono loro, quelli di cui ci si può fidare. Ugualmente, loro sanno di potersi fidare di noi.
Ora scegliete la maglia giusta, quella che porta bene "perché sì", quella da abbinare a Quella sciarpa perché guai a chi ce la tocca. Mettete la vostra musica, fate i vostri cori e i vostri riti. Oggi è necessario. Poi, tutti allo stadio, per combattere insieme ancora una volta.