TF | Intervista a Jacopo Gelli: "Sogno la Serie A col Frosinone. Rush finale? Vogliamo salire"
Abbiamo intervistato uno dei protagonisti di questa grande stagione del Frosinone, Jacopo Gelli, che finora ha collezionato ben 870 minuti. Un giocatore che ha sempre risposto presente quando chiamato da mister Alvini e che ha mostrato tutte le sue qualità di difensore quando ha dovuto sostituire una colonna come Ilario Monterisi. Ecco le sue parole:
Jacopo, a luglio hai dichiarato che tre anni fa probabilmente non saresti stato pronto per il Frosinone. Poi hai avuto le esperienze in Serie C e adesso sei tornato: sotto quale aspetto ti ha formato questa gavetta per essere pronto oggi? E dove puoi arrivare?
"Allora, sicuramente dal punto di vista fisico-atletico, perché iniziare a giocare con i grandi ti forma, però magari non sei subito pronto per la Serie B. Ho notato, soprattutto quest’anno, che per l’intensità che mettiamo nel gioco la richiesta a livello atletico è molto alta. Quindi probabilmente a quei tempi, anche per diversi problemi fisici, non sarei stato pronto. Ti dico che quest’anno, con gli allenamenti che abbiamo fatto e tutto il resto, il livello si è alzato tantissimo. Sono contento del percorso che ho fatto e di essere arrivato qui, secondo me, nel momento più giusto."
E qual è il punto di arrivo di Jacopo Gelli?
"Il punto di arrivo, il mio obiettivo, l’avevo già detto, è quello che sogno da quando sono bambino: arrivare in Serie A."
E giocare per?
"Giocare per il Frosinone (ride, n.d.r.). Da bambino sono cresciuto a Firenze, quindi ovviamente il mio sogno era giocare per la Fiorentina. Però ora che sono qui non può che essere il Frosinone."
Dal punto di vista fisico hai detto che quest’anno è stato molto duro, perché il livello è alto. Il modo di difendere di mister Alvini, uno contro uno, è sicuramente molto impegnativo. Come ti sta aiutando in questo percorso di crescita? E qual è il segreto per difendere uno contro uno?
"È molto semplice. Lui, da inizio anno, ci ha detto che se non sappiamo difendere uno contro uno non possiamo giocare nel calcio di oggi. Quindi lui ti mette in campo e tu devi difendere: se sai difendere, bene; se non sai difendere, devi imparare e adattarti. Posso dire che quest’anno ho imparato veramente tanto. Venivo da un calcio diverso, un pochino più di reparto, ho sempre giocato così. Infatti all’inizio ero un pochino più indietro, però penso di essermi rimesso in pari. Sono felice, perché più cose sai fare meglio è. La richiesta atletica è molto elevata, perché noi difensori centrali, avendo sempre il campo aperto alle spalle e senza coperture se non il portiere, dobbiamo essere pronti a ogni situazione: scappare indietro o accorciare in avanti."
Hai giocato diverse partite quest’anno, anche da titolare, contro Palermo, Samp, Monza e Modena, affrontando attaccanti come Pohjanpalo, Coda, Petagna, Shpendi o Gliozzi. Qual è l’attaccante più forte che hai marcato?
"Sono stati tanti attaccanti, con caratteristiche molto diverse. L’attaccante più completo che ho affrontato penso sia Pohjanpalo, perché sia dentro che fuori dall’area è sempre pronto. In area di rigore per me il più forte è Coda, perché fa movimenti incredibili; fuori dall’area, nel gioco per la squadra, direi Cerri per la sua forza fisica. È stato un duello tostissimo. Però sono stati tutti forti: è stato bello e stimolante giocare contro attaccanti di questo livello. Non me lo aspettavo e ti fa crescere."
L’ambiente di Frosinone è caldissimo: la stagione che state facendo è quasi surreale. Come ti trovi qui? Qual è il rapporto con la città e con i tifosi?
"Un rapporto bellissimo. Ti vedono per strada, i bambini, anche fuori dallo stadio, ti chiedono foto, ti fanno i complimenti. È molto bello. Anche quando vado dal macellaio o dal fruttivendolo a fare due chiacchiere fa piacere. Quando le cose vanno bene è ancora più bello."
E il rapporto con i compagni? Siete davvero così uniti?
"Sì, perché siamo tutti ragazzi giovani. Ci stiamo ritrovando a lottare per qualcosa di incredibile, che probabilmente nessuno si aspettava. Questo ci lega molto. Io in particolare ho legato tanto con Ilias Koutsoupias. Stiamo spesso insieme anche con le nostre ragazze, fuori dal campo. Poi con Corrado, che è fiorentino come me, con Ilario Monterisi e con Ciccio Gelli, che conoscevo già. Però ho legato un po’ con tutti: siamo un bel gruppo."
È questo il segreto?
"Sì, c’è entusiasmo. È il segreto principale, creato dal mister e dall’ambiente. Lottare per qualcosa di grande ti porta a creare legami forti."
Siete secondi a meno tre dal Venezia e a pari punti col Monza. Cosa ti aspetti? E in caso di play-off?
"La cosa positiva è che dipende tutto da noi. Siamo consapevoli che se facciamo risultati abbiamo grandi possibilità di salire direttamente. Questo è quello che pensiamo. Se invece dovessimo arrivare ai play-off, daremo tutto per arrivare in fondo: l’obiettivo è chiaro, è salire."
Giocate forse il miglior calcio della Serie B insieme al Venezia. Sei d’accordo?
"Sì. Ora che siamo lì, nel rush finale, vogliamo portarla a casa. A livello di intensità e gioco, oltre al Venezia direi anche il Catanzaro, che ha uno stile diverso ma comunque divertente. Le altre squadre hanno individualità importanti, ma sull’intensità non abbiamo nulla da invidiare."
Adesso un gioco: costruisci il giocatore perfetto usando i tuoi compagni. Il piede destro?
"Calò."
Il sinistro?
"Marchizza, ha un grandissimo piede."
Velocità?
"Farés."
Colpo di testa?
"Ilario Monterisi."
Fisico?
"Il mio (ride, n.d.r.)."
Aggressività?
"Cittadini."
Visione di gioco?
"Mettiamo Koutsoupias, per gli inserimenti e la capacità di liberare spazi."
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