, il trionfo di idee e mentalità. Un segno “Grosso” per il futuro
Seguendo il calendario cinese, questo 2023 è l’anno del Coniglio d’acqua mentre il 2022 è stato quello della Tigre d'Acqua Yang. Ma per come è rotolata la palla in questi mesi e per come è girata fino a ieri, è sembrato più l’anno del Leone. Dal 14 agosto al blitz di Terni di poche ore fa, il Frosinone in campionato è stato spettacolare e cannibale: non ha lasciato neanche mezza briciola sulla tavola del campionato degli italiani. Record su record divorati: dalle vittorie ed i punti totalizzati (80, superati i 74 di Marino) ai gol fatti e subiti, i giallazzurri hanno collezionato parecchi primati. Addirittura imperano in molte classifiche tra le cinque Seconde Divisioni più importanti del Continente. E in questo contesto di eccellenza, Fabio Grosso merita tutti gli elogi possibili.
IL CAMBIAMENTO - Perché parlare di numeri sarebbe fin troppo semplice e riduttivo. Certo, aver concluso la regular season a +7 sulla corazzata Genoa vuol dire tanto. Però è in termini identitari che il Frosinone di Grosso ha dato un impulso importante al suo scopo più nobile, lasciando il segno ovunque e riuscendo a sovvertire ogni tipo di pronostico iniziale. Lo ha fatto intercettando il cambiamento di un calcio in continua evoluzione e sempre più orientato al dominio. Un’apertura mentale che si è resa necessaria su volere della società e del presidente, Maurizio Stirpe, per introdurre una nuova cultura del lavoro, fondata su principi e metodi che hanno trovato terreno fertile su molti campi d’Europa. Dalle prime squadre alle formazioni giovanili, tutte unite nel percorso di ricerca del bello. Ed i ciociari si sono posti nel mezzo di questo ambizioso processo evolutivo, raccogliendone con caparbietà e pazienza i primi meritati frutti grazie ad un incredibile lavoro partito sulla scrivania e poi diffusosi sul campo. Chiaramente, le gesta di Lucioni e compagni dominano la scena, ma quanto mostrato dalla Primavera di Gorgone si orienta su tali binari. Idem nelle categorie a scendere, indirizzate da un cammino tecnico fresco destinato a lasciare il segno.
CHE BELLEZZA - E così il gegenpressing, gli spazi di mezzo e il gioco di posizione sono diventati concetti inseguiti pure dai giallazzurri. Rimanendo col focus sulla prima squadra, è indubbio che le brillanti idee di Grosso abbiano garantito la massima espressività, scavando un solco profondo con il passato e con l’eredità di un gioco speculativo. Non a caso, il club e il direttore Angelozzi lo scorso anno non si sono lasciati condizionare dal mancato raggiungimento dei playoff. Perché il risultato non può orientare sempre i giudizi, quel che conta è il modo di lavorare. Una scelta lungimirante che ha pagato, restituendo entusiasmo e gloria mediante il giusto mix tra concetti che hanno rivoluzionato questo sport. L’armonia tra le due fasi, entrando nello specifico, ha permesso di chiudere con miglior attacco (63 gol fatti) e miglior difesa della B (26 reti incassate) con Turati re dei clean sheet, a conferma di uno dei concetti chiave del gioco di posizione: una squadra può difendere bene solo se ha attaccato bene, muovendosi in modo compatto e conservando le giuste distanze. Detto, fatto.
LE IDEE - Le accelerazioni di Caso, le firme di Mulattieri o l’elegante mobilità di Boloca in tandem col leader Mazzitelli e con la sorpresa Gelli, poi, hanno rappresentato alcuni dei principali leitmotiv della trionfale stagione vissuta. E creare superiorità è stata un’altra grande qualità palesata, grazie a quel certosino lavoro condotto sul campo. Chi ha visto il Leone all’opera almeno una volta se ne sarà accorto: giocatori in possesso della sfera mai privi di opzioni di passaggio in virtù delle continue rotazioni di posizioni. Dai centrocampisti agli uomini offensivi di un 4-3-3 in costante mutazione, fino ad arrivare ai terzini pronti ad accentrarsi in mediana (cosa tipica delle squadre moderne). In sostanza, ogni interprete accomunato dall’intento di portare beneficio alla costruzione dal basso. Un’innovazione tattica tutt’altro che scontata, poiché emersa nella sua disarmante bellezza in un campionato battagliero come la B. Ad alimentarla un mare di idee volte a premiare il collettivo, esaltando le doti dei singoli. E la Serie A del prossimo anno, proprio per questi motivi identitari, sarà diversa rispetto alle due precedenti. Più consapevole e ricca nella mentalità. Nel frattempo, giù il cappello dinanzi a questo Frosinone e al suo condottiero, Fabio Grosso.