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in Serie A, il metodo Angelozzi colpisce ancora

Ricerca costante del talento, scelte giuste e tanto altro: tra i grandi segreti del sogno giallazzurro figura il direttore dell'Area Tecnica Angelozzi
02.05.2023 10:30 di  Roberto De Luca   vedi letture
Frosinone in Serie A, il metodo Angelozzi colpisce ancora
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Identità, patrimonializzazione a suon di giovani talenti e, magari, Serie A: l’obiettivo era raggiungerla in tre anni. L’ha desiderata dopo una sola stagione, salvo vederla sfumare a causa del mancato approdo ai playoff, per poi conquistarla al secondo tentativo. Il Frosinone di Maurizio Stirpe è tornato nell’Olimpo del calcio italiano. Il successo contro la Reggina ha consacrato la squadra di Grosso che, con merito, ha ottenuto il tanto desiderato salto di categoria da capolista indiscussa del campionato cadetto. È la terza promozione in 8 anni, dimostrazione eloquente di quanto il club ciociaro sia ormai una realtà consolidata del pallone tricolore. Ma questa ha un valore differente. Certamente unico in termini identificativi, a cominciare dai suoi protagonisti. E citare Guido Angelozzi è un atto obbligato.

LE SCELTE GIUSTE - Direttore dell'Area Tecnica, scout e deus ex machina del progetto giallazzurro. Come successo sempre nella sua carriera, costellata da vittorie su vittorie grazie anche al prezioso apporto di un impeccabile staff di collaboratori. E non a caso, lo chiamano “L’Architetto delle Promozioni”. Adesso ne è arrivata un’altra, addirittura con tre giornate d’anticipo rispetto alla chiusura della stagione. Chi lo conosce e lo ha incontrato nella sua vita, definisce Angelozzi avvalendosi di cifre ben precise. Pragmatico e geniale, è un uomo che si alimenta di intuizioni vincenti. A guidarlo quella buona dose di puro istinto, fondamentale per generare plusvalenze e trasformare pietre grezze in diamanti di valore assoluto. All’ombra del Campanile lo ha dimostrato, qualora ve ne fosse il bisogno, in ogni singola mossa attuata. A partire dalla guida tecnica. Perché Fabio Grosso è una sua vittoria. Lo scorso anno in molti lo avrebbero mandato dopo aver fallito il raggiungimento dei playoff, ma il Frosinone invece ha ragionato con progettualità. Ha deciso di dare continuità al percorso tecnico intrapreso, senza lasciarsi condizionare dal mero risultato finale. Una dinamica alquanto insolita nel Bel Paese che ora sta consentendo di raccogliere i frutti.

PROGRAMMAZIONE E CORAGGIO - Sul fronte organico, chiaramente, Angelozzi ha sfoderato la sua predilezione più bella: fare il selezionatore di talenti. Del resto, la mission del Leone (a differenza del passato) è stata e continuerà ad essere quella di risultare competitivo mediante le idee e non con il portafoglio. Dall’estero o dalle serie inferiori ne ha scovati tanti di giovani che poi sono diventati giocatori affermati. In Ciociaria è accaduto lo stesso, univocamente a prestiti mirati. Boloca, Gatti e Zerbin hanno aperto la strada. Oyono pescato in terza serie francese da emerito sconosciuto, Lulić, Gelli, Borrelli, Kone, Kujabi. Ma anche i più “affermati” come Turati, Caso, Insigne, Mazzitelli, Sampirisi, Ravanelli, Mulattieri e molti altri che hanno provveduto a riempirla. Incluso capitan Lucioni, una garanzia totale. Questione di fiuto, metodo e di approccio al lavoro. Aspetti fondamentali per confrontarsi con realtà economicamente più forti, nonché utili a ribaltare ogni tipo di pronostico con un calcio sostenibile. E il Frosinone ci è riuscito alla grande, diventando un laboratorio di programmazione e coraggio. Nessuno avrebbe mai immaginato ai nastri di partenza un rendimento così imperante e una crescita così imponente. Nulla di nuovo, però, agli occhi di chi riesce ad anticipare tutto. In questo genere di dinamiche, il direttore giallazzurro ha un modo di operare vincente. Non ammucchia calciatori, bensì li studia grazie ai rapporti dei suoi collaboratori. Li osserva e li sceglie. E nella maggior parte dei casi, lo fa benissimo. Il metodo Angelozzi colpisce ancora.