Leo come Diego, estasi Argentina: non basta alla Francia un eroico Mbappé, l'Albiceleste è Campione del Mondo dopo i calci di rigore!
La Scaloneta fra le stelle. Argentina, Argentina, Argentina: nell'Albo d'Oro della luccicante Coppa del Mondo, la Selección sale di un gradino e raggiunge quota tre. È l'unica Nazionale ad avere attualmente tre Coppe del Mondo in bacheca. Kempes nel 1978, Maradona nell'iconico Mondiale '86, Messi in Qatar nel 2022: finalmente la Pulce si prende la scena nella manifestazione più importante, scacciando via i fantasmi del paragone con Diego e con il contemporaneo rivale Cristiano Ronaldo. Il 18 dicembre 2022 va di scena al Lusail Stadium la più fantasmagorica e avvincente finale Mondiale mai vista: sei gol leggendari, due rimonte coinvolgenti e lotteria dei rigori entusiasmante. Sette minuti di recupero nel primo tempo (regolamentare), otto nel secondo. Aggiungendo l'extratime dei supplementari, l'intera gara è durata 140 minuti prima dei tiri dal dischetto. Sì: il calcio è ancora in grado di emozionare. In Italia questo sport ha subìto un'enorme flessione di interesse da parte del pubblico, con l'ultimo amplesso degli Europei del 2021. Partite che prima della pandemia catturavano milioni di spettatori, ora coinvolgono centinaia di migliaia di persone: pur sempre tante, anche se molteplici vecchi appassionati sono stati persi per strada. È come se il Covid avesse tolto un velo, palesando che i problemi della vita sono altri. Non ha aiutato, nel percorso di riavvicinamento del popolo italiano al mondo del calcio, il tracollo della Nazionale azzurra contro la Macedonia: cinque passi falsi ridicoli dopo la vittoria a Wembley hanno causato una cocente, umiliante e mortifera esclusione dalla fase finale dei Mondiali 2022. Calciatori troppo presuntuosi dopo il miracolo dell'Europeo, scelte tecniche sbagliate da parte di Mancini e avversari sottovalutati con una spocchia altezzosa: è stata meritata, la mancata partecipazione alla Coppa del Mondo. E ulteriori italiani si sono allontanati. La storia del calcio, invece, ha proseguito il suo corso. In Occidente il tempo è rappresentato da una freccia, che parte non si sa quando ed è perennemente slanciata verso uno speranzoso futuro. Esistono solo aggettivi spaziali per descrivere il tempo: lontano, vicino, lungo, lento. La vittoria dell'Argentina nel primo Mondiale in Medio Oriente sottolinea come, sistematicamente, talune fenomenologie siano inevitabilmente cicliche. E soprattutto, che la vita regala sempre una seconda possibilità. Nell'immagine di Messi che a fine gara abbraccia la mamma, e poi i suoi figli, c'è la chiusura di un cerchio. Il segreto è la barba: lo accusarono nel 2014 di essere un bambino senza personalità, ora è un uomo maturo che solleva la Coppa con un mantello da semidio a lui conferito da un emiro. È la migliore serata della sua vita. È un giorno memorabile in cui il Mondiale regala un'emozione indelebile a tutti i suoi appassionati, salvo poi ritirarsi a fine giornata e salutare, in modo atroce e malinconico, promettendo di rivedersi fra tre anni e mezzo (ed è anche poco, rispetto all'attesa canonica). Era già stata una manifestazione altamente divertente. Il finale, invece, si è consegnato direttamente alla storia. Un libro già scritto, vissuto in diretta con gli occhi di chi non l'aveva ancora letto. L'Argentina campione, dopo essere stata rimontata per due volte. La Francia che si accontenta della medaglia d'argento, dopo la vittoria del 2018. Non basta ai Bleus una prestazione colossale di Kylian Mbappé: quattro gol, di cui tre su rigore. Ma i suoi compagni (Upamecano escluso) l'hanno abbandonato. Il Covid non ha minimamente toccato la storia dei Mondiali di calcio? Insomma. Prima della manifestazione qatariota, sembrava quasi che il libro magico della Coppa del Mondo non fosse stato toccato dalla pandemia, quasi come se il grande reset del 2020 non avesse prodotto alcuna conseguenza sul torneo. Ma nello spogliatoio francese in settimana è girato uno strano virus: non è stato comunicato nulla al riguardo (ad esempio, se questo fosse a forma di corona), perché la Fifa sostiene che i non sintomatici possono giocare. Alcuni hanno ipotizzato fosse Covid, altri "virus del cammello" (occhio, perché il Coronavirus è partito da un cammello). Fatto sta che molti calciatori francesi l'hanno preso. La notizia del giorno è che alcuni di loro si sono ripresi. Bene, ma giocare la finale di Coppa del Mondo è tutta un'altra storia. La Francia non scende in campo. I calciatori faticano proprio a livello fisico: hanno le ossa pesanti, i muscoli si muovono più lentamente del solito. L'unico "schema" che i ragazzi di Deschamps esibiscono è commettere falli sugli avversari (molti di questi, decisamente duri e meritevoli di un cartellino che, spesso e volentieri, viene risparmiato). Per la seconda volta consecutiva, in finale di un Mondiale viene commesso un controfallo su rimessa laterale: il protagonista è Theo Hernandez, il secondo peggiore in campo tra le fila dei transalpini. Peggio di lui fa Démbélé: è un bravo ragazzo, gli piace giocare a pallone e lo fa molto bene, anche ad alti livello, ma vive chiaramente in un mondo suo. Commette una sciocchezza al 23' e regala un calcio di rigore all'Argentina: Di Maria gli sbuca via e lui spinge l'avversario, in maniera dilettantesca. Nessuna protesta da parte dei francesi nei confronti dell'arbitro. Nei primi tre minuti di gara, le due squadre si rivelano contratte. Già dal 4', l'Argentina inizia a giocare in modo sciolto. La Francia, invece, resta scialba e inconcludente. Messi trasforma dal dischetto, portando in vantaggio l'Albiceleste e diventando il primo calciatore della storia a segnare in finale, semifinale, quarti e ottavi di un Mondiale (ha segnato in tutte le gare, tranne quella vinta per 2-0 contro la Polonia, quando il suo timbro non era necessario). Una volta constatata la totale mancanza di reazione da parte della formazione di Deschamps, gli argentini colgono la palla al balzo: vogliono raddoppiare entro l'intervallo, per mettere al sicuro la vittoria. Quello che si manifesta sul prato del Lusail Stadium al 36' è un'opera d'arte. La Francia sta provando a giocare nella metà campo avversaria, anche se non ha idee: il c.t. dei sudamericani Scaloni da bordocampo chiede il pressing dei suoi, che recuperano immediatamente il possesso della sfera. Con sei tocchi, l'Argentina vola in Paradiso: Molina di prima va da Mac Allister, che appoggia su Messi, il quale spalle alla porta verticalizza con un divino esterno sinistro per la fuga di Alvarez, che premia il taglio in profondità di Mac Allister, il quale ancora di prima intenzione serve sul secondo palo Di Maria. La diagonale del terzino francese Koundè viene eseguita con un tempo di gioco in ritardo: il difensore non può intervenire, quindi la palla arriva limpida a un isolato Di Maria, che calcia di piatto e trafigge Lloris. Argentina due, Francia zero. Sembra fatta, ma non è assolutamente finita. Quando arriva la segnalazione dei sette minuti di recupero, inizia un'altra mini-partita. Al minuto 40 Deschamps prova a dare una scossa alla sua squadra: doppio cambio, con Démbélé e Giroud che escono dal campo (quest'ultimo, che ha scritto la storia della sua Nazionale, si innervosisce per l'umiliazione subita) per gli ingressi di Kolo Muani e Thuram. Prima dell'intervallo, l'Albiceleste trema un po'. Ma regge. E si va negli spogliatoi. La Francia, alla ripresa del gioco, non c'è più: Theo Hernandez sbaglia due palloni banali ed è l'emblema di una squadra che non è proprio scesa in campo. L'Argentina non ha le forze, per tentare un tris: Di Maria, reduce da un lungo infortunio, è costretto ad uscire all'ora di gioco. Il primo tiro della Francia giunge al 67' con un banale colpo di testa su calcio d'angolo. Non c'è scampo: la partita è finita, l'Argentina è sul tetto del mondo con Messi protagonista. E Mbappé? "È caduto nella trappola degli avversari ed è incappato in una serata storta", verrebbe da rispondere. Ma si sa, com'è fatto il numero 10 francese: non ama farsi vedere nella costruzione del gioco, anche se quando indovina i suoi cinque minuti, diventa devastante. Che strano, che l'Argentina stia per vincere il Mondiale. Perché durante la manifestazione ha sempre dimostrato di essere, in qualche modo, vulnerabile in difesa. Eppure nel tardo pomeriggio del Lusail Stadium il reparto arretrato della Selección è stata perfetta. Già... ma la partita non è finita. Otamendi sbaglia una lettura su Kolo Muani e decide in seguito di stenderlo in area di rigore. Dal dischetto si presenta Mbappé, che trasforma e raggiunge Messi in cima alla classifica dei marcatori. L'Argentina vince 2-1 e mancano pochi minuti al triplice fischio, ma si è acceso Kylian Mbappé. Quello che accade all'81' (appena un minuto dopo il gol che ha accorciato le distanze) è meraviglioso: sulla testa del numero 10 francese arriva un pallone apparentemente banale, ma il fuoriclasse intravede subito la possibilità di pungere gli avversari, pertanto appoggia sui piedi di Thuram e si propone immediatamente in area per chiedere il "dai e vai". Il pallone gli torna, ed è molto scomodo, ma con una coordinazione perfetta Mbappé centra la rete del 2-2. Incredibile ma vero: in sessanta secondi, l'Argentina si è fatta riprendere. Tutto da rifare, con Di Maria in panchina che dopo aver pianto di gioia in seguito al suo gol del raddoppio, adesso si abbandona a lacrime di disperazione. Messi ha perso scioccamente il pallone che poi Coman ha fatto arrivare sulla testa di Mbappé: senza Di Maria, non c'è più nessuno che parla la sua stessa lingua. L'inerzia della gara va adesso totalmente a vantaggio dei francesi ed i sudamericani devono resistere: così accade, con la partita che nonostante gli otto minuti di recupero (giustificati da una sospetta commozione cerebrale per Rabiot) scivola ai tempi supplementari. Scaloni dà la scossa: fuori De Paul e Alvarez, dentro Lautaro e Paredes. Rispettivamente, i due si rivelano croce e delizia per l'Argentina: Lautaro si smarca bene e conclude in porta, con Lloris che para e Messi che si avventa sulla seconda palla per segnare il 3-2. Non basta il salvataggio eseguito ormai oltre la linea di porta da parte di Varane, con un'esultanza tardiva da parte della Pulce siccome il Var ha dovuto verificare la posizione (giudicata poi regolare) di Lautaro. A rovinare tutto, pochi istanti dopo, è Paredes: il centrocampista, sostanzialmente, para in area di rigore una conclusione di Mbappé, e c'è di nuovo un'occasione dagli undici metri da parte del fuoriclasse francese, che non sbaglia. Tre a tre. L'Argentina è stata raggiunta un'altra volta. E poco prima del fischio finale, rischia la débâcle: Kolo Muani si trova da solo davanti al portiere, ed è la classica situazione in cui la squadra che difende è considerata spacciata. L'attaccante non commette alcun errore, anzi, calcia benissimo: ma un miracolo di Emiliano Martinez salva, insperatamente, i suoi. Ormai è finita: si va ai rigori. Il diktat dei due allenatori è chiaro: i più forti devono calciare subito. Sotto la curva dell'Albiceleste, la Francia batte per prima: Mbappé trasforma, e risponde Messi per l'1-1. Poi l'errore di Coman, che si fa parare il tiro da Emiliano Martinez: il francese non è uno sbarbato, anzi, ha deciso nel 2020 la finale di Champions League, ma nell'appuntamento cruciale del Mondiale sceglie dal dischetto l'angolo sbagliato. Dybala trasforma e l'Argentina passa in vantaggio. Un altro errore per la Francia: Tchouameni, mediano del Real Madrid, spedisce proprio fuori dallo specchio (con Martinez che aveva comunque intuito, ed era pronto ad intervenire qualora il pallone fosse mirato verso la porta). Segna Paredes, e ormai è fatta: l'Argentina ha quattro match point. Kolo Muani fa il suo, segnando per la Francia. Poi il terzino destro Montiel ha davanti a sé il pallone della vita, e la pressione è anche poca siccome, anche in caso di errore, l'Argentina avrebbe comunque due match point. La trasformazione è esemplare, l'esultanza tutt'altro che rabbiosa: il giocatore scoppia immediatamente in lacrime, passando nel tempo di un amen dal massimo della tensione a un maturo pianto di gioia. Mbappé è il capocannoniere, Upamecano tra i migliori in campo: gli altri della Francia, invece, hanno molto da rimproverarsi. L'Argentina ha coronato i suoi sogni: il Paese versa in una crisi economica senza precedenti, con l'inflazione che cresce del 5% in un mese. C'è chi, per essere presente sugli spalti e sostenere l'Albiceleste, ha venduto la sua auto. Ma è stato ripagato, da eroi nazionali che fanno già parte della storia del calcio mondiale. Lionel Messi - l'uomo-copertina, il trascinatore e il capitano - non appena ha smesso di essere un calciatore del Barcellona, ha vinto tutto con l'Argentina: si è preso da svincolato la medaglia d'oro Copa América nel 2021, poi si è allenato con il Paris Saint-Germain per farsi trovare pronto in vista dell'avventura in Qatar. È una delle giornate più maestose della sua carriera. La Coppa del Mondo è quella originale del 1974: tutti la immaginavano luccicante, ma è un po' acciaccata siccome diverse volte ha rischiato di rompersi nei festeggiamenti. Messi la alza con orgoglio, prima di passarla ai compagni. A Mbappé non basta l'abbraccio di Macron: il campione è Messi. Il francese ha in tasca una medaglia d'argento, il Mondiale del 2018 e anche il futuro del calcio. I due, come emerge nel post-partita, si sono ripetutamente esultati in faccia a gara in corso: sono emersi vecchi veleni tra due primedonne che occupano lo stesso spogliatoio a Parigi. Messi riponeva grandi attese su questa Coppa del Mondo, ma dopo la sconfitta iniziale contro l'Arabia Saudita (proprio al Lusail Stadium) non avrebbe mai immaginato che sarebbero da lì in poi arrivate solo vittorie, fino alla medaglia d'oro. Fino alla leggenda. L'11 luglio 2021 hanno gioito l'Argentina in Copa América e l'Italia sotto il cielo di Wembley con la vittoria dell'Europeo: le due Nazionali partivano dalla stessa base, e hanno avuto percorsi opposti nell'avvicinamento al Mondiale.