Calò a cuore aperto: "A Frosinone l'anno migliore della mia vita. Ecco perché con Alvini ho svoltato"

22.05.2026 14:30 di  Stefano Martini  Twitter:    vedi letture
Calò a cuore aperto: "A Frosinone l'anno migliore della mia vita. Ecco perché con Alvini ho svoltato"
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Una stagione semplicemente mostruosa, chiusa con cifre da capogiro che lo hanno consacrato come il regista più dominante dell'intero panorama calcistico cadetto. Giacomo Calò ha preso in mano le chiavi del centrocampo del Frosinone e lo ha guidato fino alla conquista della Serie A. In una lunga e dettagliata intervista "one-to-one" concessa ai microfoni del creator Michele Danese sul suo canale YouTube, il metronomo giallazzurro ha ripercorso i segreti della sua esplosione tattica e lo straordinario feeling nato all'interno dello spogliatoio dello "Stirpe".

La metamorfosi tattica firmata Alvini

I numeri stagionali di Calò parlano chiaro: 10 gol e 15 assist complessivi, una quota straripante per un centrocampista che in passato era sempre stato etichettato come un regista prettamente bloccato. Il classe '97 ha spiegato nel dettaglio come l'impostazione tattica dello staff tecnico abbia sbloccato il suo potenziale offensivo:

"Quest'anno penso di aver tirato in porta più che negli ultimi 7 o 8 anni di Serie B messi insieme. Negli anni scorsi, giocando con i quinti di centrocampo da play, dovevo pensare quasi solo a difendere e a fare le preventive; non arrivavo mai in area se non su qualche ribattuta. Con il sistema di quest'anno, invece, mi veniva chiesto di aprirmi ai lati dei centrali quasi da terzino per sviluppare il gioco e poi, grazie ai continui inserimenti dei compagni, avevo la libertà di buttarmi dentro l'area. Ho segnato ben tre gol su azione, una cosa che non mi era mai successa in carriera".

I dati statistici certificano questa centralità assoluta, vedendo Calò primeggiare a livello nazionale per passaggi in avanti riusciti, passaggi lunghi e palloni progressivi utili ad avvicinare la sfera alla porta avversaria.

Il segreto dello spogliatoio e la "svolta" con il Venezia

Al di là degli schemi, il centrocampista ha voluto tributare un grandissimo ringraziamento all'intero gruppo, sottolineando come la vera forza invisibile del Frosinone sia stata la tenuta mentale di chi ha trovato meno spazio:

"Mi sono trovato bene da subito. I ragazzi che erano qui l'anno scorso e che avevano fatto fatica mi hanno detto che serviva proprio una figura come il mister, capace di cambiare totalmente l'umore della squadra. Ma la verità è che quest'anno ha vinto chi non giocava. Chi andava in panchina ha tenuto il livello degli allenamenti a un'intensità pazzesca, nessuno ha mai sbagliato un atteggiamento in tutta la stagione. Una roba così l'avevo vissuta solo a Castellammare".

Calò ha poi rivelato un retroscena affascinante legato alla vera sliding door del campionato, individuando nella sconfitta interna contro il Venezia il momento esatto in cui il gruppo ha capito che avrebbe staccato il pass per la massima serie:

"Al ritorno contro il Venezia abbiamo perso, ma in casa facemmo un primo tempo devastante, subendo due gol solo per un blackout di dieci minuti. Nello spogliatoio dissi subito ai ragazzi: 'Preferisco perdere dieci partite così, perché oggi abbiamo massacrato e sfondato la capolista'. Quella partita, paradossalmente, ci ha dato una consapevolezza interiore clamorosa. Abbiamo capito che se giocavamo a quel livello potevamo arrivare ovunque".

La voglia di Serie A

Dopo tanta gavetta tra Serie C e Serie B, per Calò è finalmente arrivato il momento di misurarsi stabilmente con il palcoscenico più prestigioso d'Italia, una categoria soltanto sfiorata ai tempi del Genoa dopo l'acquisto dalla Juve Stabia: "Quando il Genoa mi comprò, arrivai in ritiro ma la squadra era già fatta e noi nuovi venivamo messi quasi a fare i palleggi. Oggi raggiungere la Serie A con questa stagione, con questo gruppo e dopo questo percorso ti dà una consapevolezza e una curiosità del tutto diverse. Sento di meritarmela sul campo".

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