Sky Sport | Alvini: “Il Frosinone esprime un calcio europeo e dinamico”

16.09.2026 15:00 di  Luca Colafrancesco   vedi letture
Sky Sport | Alvini: “Il Frosinone esprime un calcio europeo e dinamico”
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© foto di Federico De Luca 2026

Mister Alvini ha parlato del momento del suo Frosinone ai microfoni di Sky Sport:

Il motto storico del Frosinone è legato a una locuzione latina che sta per “Frosinone combattente” o “guerriero”. Per salvarsi e mantenere la categoria serve questa indole?

“Sicuramente serve questa, serve un’identità precisa che devi mettere dentro la partita e queste sono le caratteristiche. Devi essere aggressivo, perché altrimenti c’è un leone. Devi essere aggressivo sicuramente.”

Con quali requisiti ti sei ripresentato in Serie A dopo la sfortunata esperienza di Cremona?

“Sicuramente con più esperienza, forte anche di quelle esperienze lì, che ti aiutano a crescere e ti migliorano. Mi sono ripresentato con grandissima voglia, perché questa volta ci sono arrivato vincendo il campionato, essendo promosso dal campionato di Serie B. Quindi sono arrivato con grandissime motivazioni, però con idee e con ben chiaro il percorso che dobbiamo fare davanti, con la squadra, con il mio staff e con la società. Sono arrivato per cercare di determinare, per cercare di tracciare un percorso che porti poi alla fine a un risultato che Frosinone non ha mai raggiunto, tutti insieme: mantenere la categoria. Sarebbe fantastico.”

Leggevo che Alvini è incuriosito dall’esperienza di Klopp sulla panchina della Germania e studia Luis Enrique. Cosa pensa invece di Fabregas, che domenica ospiterete qui in casa con il Como, una delle squadre del momento insieme a voi, fatte le dovute proporzioni?

“Io penso che in Italia siamo fortunati ad avere un allenatore come Fabregas, perché la sua squadra, il Como, oltre ad avere delle caratteristiche fantastiche come società ed essere unica nel panorama italiano in questo momento per certe visioni che ha, è anche una squadra, per noi allenatori, sicuramente riconoscibile per quello che fa in campo. Anche per il calcio italiano questa è una fortuna dal punto di vista del campo e del lavoro che aspetta poi l’allenatore quando ci giochi contro. È sicuramente bello poter avere questo. Io penso che, in queste prime quattro giornate, il campionato italiano abbia espresso qualcosa di positivo. Non perché ci siamo noi dentro ora e lo vedo con un occhio diverso, ma sicuramente c’è qualcosa. Anche il primo turno di Champions ha dato qualche risultato positivo da questo punto di vista.”

Qualcosa di molto positivo lo ha fatto anche il Frosinone, con sette punti in quattro giornate e con Raimondo, che è l’attaccante italiano che ha segnato di più dopo Malen: quattro gol e due doppiette. È già da Nazionale secondo lei?

“Il percorso di Antonio, che è un ragazzo giovane, può essere quello. Io me lo auguro per lui, perché il ragazzo è serio ed è concentrato sul percorso da fare. Io gli auguro il meglio. Poi, se è già da Nazionale, non lo so, però sicuramente è un prospetto italiano interessante che ha tutte le caratteristiche per poter far bene. Questo fa piacere.”

Nella gestione dello spogliatoio è un sergente di ferro, è severo oppure è uno che punta sul dialogo? Come si relaziona con i suoi giocatori?

“Io penso che alla base del mio percorso di questi anni ci sia sempre stata la disciplina ed è un pilastro fondamentale del percorso. A me piace la disciplina, mi piace l’ordine, mi piace la coesione e la condivisione. Però prima di tutto la disciplina è fondamentale. Sta alla base anche della persona, oggi, nella società e nella vita. Quindi per me è molto importante la disciplina.”

Analizzando il percorso fatto in questi anni da lei e dal suo staff, c’è stato uno studio diverso e un’evoluzione del suo modo di intendere il calcio?

“Sì. Stiamo andando anche noi su un calcio più internazionale. Oggi secondo me il Frosinone esprime una realtà internazionale di calcio, diversa, più europea, più dinamica. Io alleno da 26 anni e tutto questo è arrivato tramite lo studio, tramite le esperienze, tramite anche, a volte, le delusioni e tramite le vittorie. Negli ultimi tre anni c’è stata un’evoluzione diversa, uno studio profondo, alcuni viaggi fatti e approfonditi con il mio staff, con Renato e con Francesco, per cercare di migliorare un’idea e portarla a farla tua. E poi avere un calcio riconoscibile, un’idea condivisa, un’identità precisa. Sì, c’è stato un cambiamento da parte nostra, quindi uno studio della materia.”

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