, Campilongo a Radio Sportiva: "Realtà straordinaria, 32 milioni investiti e Raimondo spacca"
Un po' la sorpresa, però, di questo avvio di campionato, non credo ce ne vorrà il presidente Stirpe: due vittorie su tre e l'esplosione di un giocatore importante come Antonio Raimondo, attaccante classe 2004 della Nazionale Under 21 in prestito dal Bologna, che sta facendo più che bene. Del Frosinone, di Raimondo e di molto altro parliamo con chi conosce molto bene la realtà giallazzurra, avendola allenata e avendoci giocato: Salvatore Campilongo.
Il Frosinone è un po' la sorpresa, però, di questo avvio di campionato, insomma: non credo ce ne vorrà il presidente Stirpe, ma due vittorie su tre non credo che molti le avrebbero ipotizzate dopo tre giornate, Salvatore?
«Sì, sì, assolutamente. Oggi, infatti, leggevo proprio un'intervista completa della conferenza stampa che ha fatto il presidente insieme a questa nuova proprietà. Quindi, sì, 32 milioni spesi, ma naturalmente se si vuole fare un progetto — da come leggevo — in cui questa realtà del Frosinone deve rimanere per qualche anno e mi auguro per sempre in Serie A, bisogna anche investire, perché giustamente se non si investe poi si fa sempre l'ascensore: si va giù, si va su, si va giù, si va su, e poi non va bene. Oggi il Frosinone è una realtà per me straordinaria, straordinaria. Hanno fatto passi da gigante, passi enormi come struttura. Poi io conosco molto bene il presidente, conosco bene l'ambiente, ci sono stato da giocatore e da allenatore in Serie B per un anno, quindi conosco la realtà di Frosinone e quello che può dare anche a livello di città e di tifoseria. Quindi sono molto contento. E tra l'altro sono anche contento per questo ragazzo del 2004, questo Raimondo, che...»
Antonio Raimondo, si sta prendendo un po' tutta la scena, tutti i titoli, è inevitabile, no, Salvatore Campilongo?
«E vabbè, ma un giocatore che fa quattro gol in due partite... e poi l'ha fatto anche in Coppa Italia, quindi voglio dire, per forza, si vede che ha stoffa, è forte ed è giusto che sia così».
Può essere una buona notizia anche un po' per il futuro della Nazionale o, come dire, in questi casi è troppo presto per emettere giudizi o verdetti? È chiaro che quattro gol in due partite in un campionato come la Serie A sono tanti, anche per una matricola — anche se il Frosinone la Serie A l'aveva già ovviamente giocata e la conosceva, ma comunque...
«Sì, assolutamente. No, ma io credo che quando un giovane è forte bisogna farlo giocare, cioè non è che... eh, sei giovane, Raimondo è giovane, però intanto ha fatto quattro gol già in Serie A, e forse qualche giocatore più esperto questi quattro gol ancora non li ha fatti. Quindi andiamo a vedere i numeri, perché i numeri sono quelli che parlano e sono i più importanti. Quindi io credo che potrebbe essere anche un giocatore che in futuro, assolutamente, con grande sicurezza potrebbe andare in una realtà come la Nazionale maggiore, assolutamente. Quando un giocatore è forte, è forte».
Sì, sì, al di là, insomma, della carta d'identità, perché poi sul termine "giovane" ne parlavamo anche...
«Non bisogna mai guardare la carta d'identità. Comunque è un 2004, non è un 2008 o un 2007: è un 2004 che comincia ad avere 22 anni, insomma. A 22 anni bisogna... è un giocatore che ha già fatto e sta facendo la sua esperienza, quindi un po' di verve ce l'ha già, per parlare un po' di cazzimma, insomma, dai».
Assolutamente, assolutamente. Quanto c'è della mano di Alvini, da allenatore, in questo Frosinone e in questo progetto tecnico?
«Ma guarda, io la storia di Massimiliano l'ho sempre seguita, per cui, voglio dire, è un allenatore che si è fatto dal nulla, nel senso che ha cominciato ad allenare in Toscana nelle squadre più disparate, anche in categorie molto inferiori, e s'è fatto da solo. È stato bravo a presentarsi in questo grande palcoscenico con grande umiltà, ma con tante idee e con tante soluzioni, perché tu non puoi fare due vittorie su tre partite in Serie A se non hai qualità, se non hai soluzioni, se non fai giocare bene la squadra, se non c'hai dei concetti e dei principi. Io lo seguo con grandissima simpatia; è un allenatore che va seguito per quello che sta facendo».
E poi c'è anche il tema del Venezia, sconfitto proprio dal Frosinone, piazza nella quale per due stagioni — dal 1992 al 1994 — hai giocato. Il Venezia ieri la partita l'aveva riacciuffata, prima del gol di Kvernadze che ha deciso l'incontro. È un Venezia che in parte fatica, ed è normale, ma anche lì si comincia a intravedere un percorso di crescita giornata dopo giornata, possiamo dire così?
«Sì, ma guarda, Giovanni [Stroppa] è bravo, è un bravissimo allenatore. È normale: diciamo che il Venezia negli ultimi anni ha anche consolidato molto la società, perché dopo l'era Zamparini ha avuto un po' di problemi, mentre dopo ha incominciato a crescere e a investire tanto. Quindi io credo che comunque il Venezia sia una grande realtà e questa realtà si deve consolidare. È normale che le neopromosse a volte possano fare un po' di fatica all'inizio. Ma se guardiamo una società come la Fiorentina, che ha speso una barca di soldi, che fa due paraticci, sceglie il direttore, prende Grosso per fare un progetto di due-tre anni e dopo tre partite viene esonerato... beh, questo ti fa capire che quel progetto è svanito e crollato dopo tre giornate, il che ti fa capire come oggi il calcio sia diventato difficile».
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