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-Catanzaro, il doppio ex Palanca: "Frosinone e Catanzaro nel cuore"

09.01.2026 18:10 di  Tuttofrosinone Redazione  Twitter:    vedi letture
Frosinone-Catanzaro, il doppio ex Palanca: "Frosinone e Catanzaro nel cuore"
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Massimo Palanca, storica leggenda e doppio ex di Frosinone e Catanzaro, ha parlato ai microfoni di Canale 81 Lazio alla vigilia del match allo stadio "Benito Stirpe". Di seguito le sue parole:

Massimo, partiamo dall’attualità: come arrivano, secondo te, le due squadre a questa partita?

"Arrivano entrambe abbastanza bene perché reduci da vittorie e da un percorso positivo; in particolare, il Catanzaro viene da cinque successi consecutivi. Spero sia una bella partita e che vinca il migliore. Il fatto che i calabresi arrivino lanciati da questa striscia di vittorie permetterà loro di affrontare la sfida dello Stirpe con una marcia in più."

Quindi con molto entusiasmo?

"Sì, l’entusiasmo c’è. Dopo un periodo un po' grigio, con queste cinque vittorie il Catanzaro si è rimesso in carreggiata in una posizione di classifica tranquilla. Ha tutto per disputare una gara serena, senza l’assillo del risultato a ogni costo."

Questa serenità può essere determinante per il Catanzaro, magari per dare continuità e puntare alla sesta vittoria consecutiva e ad ambizioni di classifica importanti?

"Io credo che in questo campionato di Serie B, che nasconde insidie a ogni giornata, tutte le squadre debbano ragionare passo dopo passo, senza fare grosse previsioni. Bisogna giocare ogni domenica senza guardare troppo avanti, perché i pericoli sono sempre dietro l’angolo. A proposito di insidie, i dieci giorni di sosta dopo il turno di Santo Stefano potrebbero incidere su entrambe le squadre. Perdere il ritmo gara può essere negativo per alcuni e positivo per altri; bisognerà trovare gli stimoli giusti per sopperire alla mancanza del campo."

Parlando dei moduli, il Frosinone di mister Alvini alterna il 4-2-3-1 al 4-3-3, mentre il Catanzaro si è stabilizzato sul 3-5-2. Quale delle due squadre potrebbe trovarsi più in difficoltà o prevalere nei duelli individuali?

"A me non piace fare queste analisi, le lascio ai giornalisti. Sono una persona che ha vissuto nel calcio per vent'anni senza guardare troppo i numeri e non voglio iniziare ora. In campo ci sono undici giocatori che si incontrano: per me i moduli lasciano il tempo che trovano."

Chiarissimo. Le chiedo allora un giudizio su Koutsoupias, che il Frosinone ha preso proprio dal Catanzaro nella scorsa stagione...

"Non lo conosco bene, quindi non posso esprimere un giudizio definitivo. L’ho seguito un pochino quando era a Catanzaro, ma preferisco non sbilanciarmi su un giocatore che conosco poco."

Senta, su Iemmello invece? È l’attuale bandiera del Catanzaro. Si rivede in lui? Può essere considerato l’erede di ciò che Palanca ha rappresentato ai suoi tempi?

"Assolutamente no, lui sta vivendo un calcio diverso dal mio, perciò non si possono fare accostamenti. Sono molto felice se Pietro riuscirà a portare il Catanzaro dove merita, nelle parti alte della classifica come accaduto negli ultimi anni. Gli auguro tutta la fortuna del mondo, ma accostarlo a me in un contesto calcistico così differente non mi pare il caso."

Veniamo alla sua carriera. Lei arrivò al Catanzaro proprio dal Frosinone. Che tipo di figura pensa di essere stata per la città calabrese, non solo come calciatore ma come uomo e icona?

"Innanzitutto voglio ribadire la mia gratitudine al Frosinone, perché mi ha dato la possibilità di lanciarmi nel calcio professionistico. Sarò sempre legato a quella città. A Catanzaro poi ho ricevuto le maggiori soddisfazioni professionali e umane: ormai è la mia seconda città. Ho vissuto momenti belli e delusioni, come capita a ogni professionista, ma l'importante è affrontarli sempre con serietà. Ho ricevuto tanto affetto e stima, ma quello che mi gratifica di più oggi è essere stimato come persona. Non gioco più dal 1990; se ricevo ancora attestati di stima, spero sia per l’uomo che sono e non solo per l’ex calciatore."

Torniamo a quel primo anno tra i professionisti con la maglia giallazzurra del Frosinone, nella stagione 73-74. Fu un'annata molto prolifica per lei.

"Sì, fu il mio primo anno di Serie C dopo i dilettanti. Riuscimmo a fare un ottimo campionato e io vinsi la classifica cannonieri del girone C. Guardate che il girone C degli anni '70 non era come quello di oggi: era un campionato durissimo, si giocava in piazze calde e difficili. È stato un valore aggiunto iniziare lì, un’esperienza molto formativa. Per questo ringrazierò sempre il Frosinone."

Ricorda come arrivò in Ciociaria? Come si interessarono a lei che giocava nei dilettanti?

"Arrivai grazie al mio allenatore del tempo al Camerino, in Promozione. Era Gabriele Guizzo, un ex giocatore del Frosinone ancora sotto contratto con loro. Quando a novembre fu richiamato dalla società giallazzurra, lasciò Camerino per tornare nel Lazio. Avendomi conosciuto per qualche mese, la primavera successiva mi portò a fare un provino a Frosinone. Fu quello il mio primo approccio."

Parlava delle difficoltà di quella Serie C. Quali furono gli ostacoli maggiori che incontrò in quella stagione?

"In realtà non incontrai grosse difficoltà personali. Eravamo un gruppo di ragazzi che viveva alla Polledrara, una zona che allora era in periferia di Frosinone. Facevamo una vita semplice: allenamenti, vita di gruppo e io cercavo anche di andare a scuola ogni tanto. Mi sono trovato bene."

A livello tecnico, cosa dava quel tipo di campionato a un giovane che si approcciava per la prima volta al professionismo?

"Ti insegnava l'abitudine a soffrire, a giocare tra mille difficoltà. Quando le cose vanno bene è tutto facile, ma sono i momenti difficili che ti fanno crescere. Bisogna tirare fuori il carattere per superare gli ostacoli con meno danni possibili. C’è chi ci riesce meglio e chi meno."

Lei è famoso per aver segnato 13 gol direttamente da calcio d'angolo in carriera. Ne fece qualcuno così anche a Frosinone?

"Proprio direttamente da calcio d'angolo no, però segnai da posizioni molto defilate, quasi dalla linea di fondo. Mi è sempre piaciuto calciare verso la porta cercando l'effetto a rientrare, una cosa che oggi si vede raramente. Non ricordo un gol 'olimpico' a Frosinone, ma reti da posizioni molto laterali sicuramente sì."

Com'è nata questa sua propensione nel cercare la porta da angolazioni quasi impossibili?

"Parto dal presupposto che bisogna sempre tirare, perché se non calci in porta non segni. Bisogna provarci da ogni posizione. Magari non va sempre bene, ma se non ci provi non succederà mai nulla. Ho sempre avuto questa mentalità, anche perché non avendo il fisico da 'corazziere' d'area di rigore, dovevo arrangiarmi e sfruttare altre situazioni."

Di questi 13 gol da calcio d'angolo, qual è quello che le ha dato più soddisfazione?

"Non ce n'è uno in particolare, perché sono tutti difficili: serve sempre un compagno che disturbi il portiere o gli faccia ombra. Se devo citare un contesto speciale, dico quello all'Olimpico contro la Roma nel 1979. Vincemmo 3-1 con una mia tripletta e il primo gol fu proprio direttamente dalla bandierina."

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