Nesta: "Allenare è una figata. I ragazzi del Frosinone sono forti e bravissimi: spero di andare in Serie A"
Alessandro Nesta, tecnico del Frosinone Calcio, si è raccontato (con un tono molto colloquiale) in una diretta Instagram con Christian Vieri. Di seguito le sue dichiarazioni.
Ti manca giocare?
"Sì, è impressionante. Tutti dicono di no, che ora si sentono meglio, ma io sono stato malissimo. I primi sei mesi li ho presi come una vacanza, poi sono andato in crisi grossa. Sono diventato insopportabile, mia moglie si è esaurita, non ce la faceva più. Dopo 2 anni mi chiamò Materazzi per andare a giocare in India... e io andai. In due secondi avevo già la valigia pronta. Materazzi faceva il giocatore-allenatore: giocava da mezzala. Adesso io da allenatore mi sfogo, ma giocare è giocare. Noi facciamo gli allenatori, ma nasciamo giocatori".
Da allenatore hai più grattacapi, giusto?
"Hai rotture positive, ma anche negative: devi perdere tempo per cose che non ti piacerebbe fare. Prima, invece, facevi solo ciò che ti piaceva: giocavi e basta. Adesso spendi tante energie per cose di cui non avresti voglia, però è bellissimo. Una figata, stupendo".
Sei terzo in classifica con il Frosinone...
"Ho una bella squadra, dei ragazzi forti e bravissimi. Li saluto. Speriamo di andare in Serie A e di poter finire il campionato".
Il Benevento sta andando a razzo...
"Pippo (Inzaghi, ndr) è partito forte. Comunque vada a finire, lui deve andare in A: è giusto così, ha tanti punti. Il Benevento è forte, ma Pippo è stato bravissimo: ha fatto andare la squadra più veloce delle attese".
Se la Lazio non avesse dovuto cederti, saresti rimasto tutta la carriera in biancoceleste?
"All'inizio, dico la verità, non volevo andare via. Poi, per come si è messa e per tutto quello che ho fatto al Milan, mi è andata alla grande. Ma all'epoca non volevo andare da nessuna parte. Due anni prima della cessione al Milan andammo a fare un'amichevole in Spagna, contro il Real Madrid. Mi cercò Hierro nel tunnel degli spogliatoi, mi propose la camiseta blanca ma io rifiutai: volevo restare alla Lazio e così fu. Due anni dopo il Milan mi ha permesso di impormi in Europa e di diventare un centrale di livello internazionale".
Senti tua la vittoria del Mondiale 2006, nonostante l'infortunio?
"Non al 100%, nel senso che io nella mia vita ho vinto abbastanza e, quando ho vinto, ho giocato le partite importanti, quelle vere. Ho fatto qualche partite di quel Mondiale: più passa il tempo e più lo sento mio, ma all'inizio avevo quasi un rigetto, perché le gare più importanti furono le ultime".
Ti piacerebbe allenare all'estero?
"Sì, sì, come no. Ho già allenato a Miami: una figata, stupendo. I due anni di Miami sono stati stupendi. Avevo due cubani scappatid a Cuba... Stupendo. I provini, poi, uno spettacolo. Negli USA è tutto business, pagano 150 dollari per farsi vedere".
Beckham ha messo su un grande progetto a Miami...
"Lì in un anno e mezzo si fa tutto, è un altro mondo: in due anni hai lo stadio, la società, i giocatori... Qui in Italia devi chiedere tanti permessi per fare un centro sportivo".
La più grande delusione della tua carriera?
"Ne ho tre. Un derby di Roma dove ho fatto i danni, innanzitutto. Ma la finale dell'Europeo contro la Francia, quella del 2000, mi ha tolto il sonno per mesi. E poi la finale contro il Liverpool del 2005: eravamo in vantaggio di tre gol all'intervallo, come abbiamo potuto perdere? Ora che me ne sono ricordato, domattina ci penserò".