, Alvini si racconta a La Repubblica: "La promozione una fiamma ancora viva. Salvezza? Credendo nelle nostre idee"
Dal lavoro nel settore calzaturiero in Toscana ai campi della Promozione, fino alla conquista della Serie A con il Frosinone. La carriera di Massimiliano Alvini somiglia a un film d'altri tempi, fatto di gavetta pura, passione e studio maniacale del gioco. In un'intervista concessa sulle pagine de La Repubblica, il tecnico giallazzurro è tornato a ripercorrere le tappe del suo percorso, proiettandosi verso la nuova avventura nella massima serie all'ombra dello 'Stirpe'.
IL RICORDO DELLA PROMOZIONE E IL METODO GABBIA – L'emozione per la cavalcata vincente della scorsa stagione, chiusa al secondo posto a quota 81 punti, è ancora viva nella mente del mister: «Quel 5-0 al Mantova, chi se lo dimentica? Un’emozione enorme, il coronamento di una carriera. Quella fiamma mi scalda ancora, non si spegne. E lo stesso vale per i ragazzi. Mi hanno permesso di provare cose nuove, di giocare come voglio. Anche se non si smette mai di imparare».
Un percorso iniziato da lontano, quando conciliava la panchina con la vendita di suole di scarpe e le uscite per studiare i grandi maestri (da Sarri a Conte, passando per Ventura e Baldini). Ma il riferimento principale resta uno: Corrado Orrico. «Nel 1991 mi fermavo a vedere i suoi allenamenti nella gabbia, alla Lucchese. Gliel’ho copiata. Ancora oggi, a Frosinone, uso una specie di gabbia, con barriere basse».
IL RISCATTO IN SERIE A E IL MERCATO – La seconda chance nella massima serie ha un sapore di riscatto dopo l'esperienza alla Cremonese, vissuta con consapevolezza: «Porto tante cicatrici, comprese quelle per non essere riuscito a salvare la Cremonese. Un’esperienza bellissima, ma a tornare indietro penso di non avere avuto abbastanza coraggio nel portare avanti le mie idee». Per la salvezza del Frosinone, la ricetta è chiara: «Credendo nelle nostre idee, tutti insieme: squadra, società, staff. Bisogna avere voglia, allenarsi forte e provare a imporre il proprio gioco».
Sul fronte calciomercato, Alvini glissa sul suo intervento diretto ribadendo piena fiducia nella dirigenza: «Come va il mercato? Bene, ma non lo faccio io. Il mio compito è allenare. Ho un DS, Castagnini, di grande esperienza».
DATI, INGLESE E VITA PRIVATA – Il tecnico giallazzurro ha toccato anche argomenti di campo e personali, a partire dall'uso delle metriche moderne come gli expected goals: «I dati nel calcio si studiano ma non si allenano, quindi non è roba mia. Mi interessano, ma alla fine si vince per un episodio, per una corsa in più, per un nulla». Spazio poi ai progetti personali: «Non aver imparato l'inglese è stato un errore. Lo studio ora, fra un anno voglio essere in grado di parlarlo decentemente». Infine le passioni fuori dal rettangolo verde: le letture di autobiografie (su tutte quella di Sergio Marchionne), il film cult 'Il maledetto United' e il legame profondo con la sua Fucecchio.
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