EDITORIALE – Il calcio di ADL: business per pochi o crescita per tutti? Se il "merito" diventa un fastidio per il fatturato

14.04.2026 12:35 di  Stefano Martini  Twitter:    vedi letture
EDITORIALE – Il calcio di ADL: business per pochi o crescita per tutti? Se il "merito" diventa un fastidio per il fatturato
TUTTOmercatoWEB.com

Le recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis a The Athletic non sono solo un attacco a realtà come quella di Frosinone, ma rappresentano il manifesto di una visione elitaria che rischia di dare il colpo di grazia a un calcio italiano già in crisi d'identità. Sostenere che una città di 50.000 abitanti non possa stare nell'élite perché priva di un milione di tifosi significa ignorare che il cuore pulsante del nostro sport batte proprio in quelle province che, con i fatti, stanno insegnando la sostenibilità ai colossi metropolitani.

​Frosinone e Sassuolo: quando la "piccola" provincia è un modello per la nazione

​Se il calcio italiano fosse l'azienda sognata da ADL, realtà come Frosinone e Sassuolo non dovrebbero esistere. Eppure, mentre i grandi club arrancano tra debiti e burocrazia per gli impianti, queste "piccole" società hanno avuto il coraggio e la visione di costruirsi uno stadio di proprietà (come il "Benito Stirpe" da 16.227 posti).

​Sassuolo e Frosinone non sono anomalie del sistema, ma modelli da lodare: società che portano avanti progetti sostenibili, investono nelle strutture e mettono al centro i giovani. È proprio in queste realtà che il talento trova spazio per crescere senza l'ossessione del risultato immediato che divora le grandi piazze.

​Il paradosso Napoli: business vs crescita del vivaio

​Il confronto con il Napoli del presidente De Laurentiis è impietoso sotto questo aspetto. Parliamo di una realtà che avrebbe il potenziale per vantare uno dei migliori settori giovanili d'Italia, ma che appare spesso "abbandonata" da una gestione che sembra privilegiare esclusivamente il business dell'azienda calcio rispetto alla crescita del vivaio.

​Mentre il Frosinone riparte con forza puntando su un "percorso" fatto di valorizzazione e infrastrutture, a Napoli si teorizza un calcio per soli ricchi, dimenticando che senza le fondamenta dei vivai, il sistema è destinato a crollare.

Terzo Mondiale di fila sul divano: di chi è la colpa?

​In un momento storico drammatico per la nostra Nazionale, esclusa per la terza volta consecutiva dal Mondiale, bisognerebbe interrogarsi seriamente sulle priorità del sistema. ADL auspica davvero la crescita del calcio italiano o sta semplicemente cercando di massimizzare il business del "prodotto" a scapito della competizione sportiva?.

​Chiudere le porte alle province significa togliere linfa vitale alla Nazionale. Significa impedire che nascano nuove storie di riscatto e che il talento possa emergere ovunque, non solo dove c'è un milione di abitanti.

​La "sentenza" del campo

​La dignità giallazzurra non ha bisogno di bacini d'utenza milionari per farsi valere. La storia recente ha già emesso le sue sentenze: dallo storico 0-4 al Maradona in Coppa Italia al 2-2 in campionato (con tanto di rimpianti per le occasioni fallite dai leoni), il campo ha dimostrato che Davide può ancora battere Golia.

​Il terreno di gioco resta l’unico giudice supremo, l’unica "sentenza" che non accetta ricorsi basati sul numero di abitanti. Caro Presidente, il Frosinone ha attualmente 69 punti in B e un'anima che non si compra: se ne faccia una ragione, perché il merito sportivo è l'unico valore che ancora ci rende orgogliosi di questo sport.