, Alvini senza filtri: "Voglio una squadra dominante e riconoscibile. Ecco i miei tre pilastri"
Dal ritiro del Terminillo ha parlato quest'oggi il tecnico del Frosinone, Massimiliano Alvini. Queste le sue parole:
Allora mister, prima in campo abbiamo visto una grande grinta. È un segno che si vuole, insomma, cementare o dare una spinta in più?
«Quella non manca mai! Più che grinta è l'idea di lavoro: quella non viene mai meno. C'è da iniziare un percorso e quindi, alla base di tutto, poi ci sta l'idea e cerchi di trasmetterla chiaramente alla squadra.»
Mister, come ha ripetuto in questi giorni, il mantra è sempre il solito: disciplina, identità. È vero per il suo prossimo anno?
«Ma la prima cosa che cerchi di costruire tu allenatore penso che sia un percorso condivisibile con la squadra, con la società, e un obiettivo comune. Queste sono due cose che io come allenatore voglio trasmettere. E poi, è logico, alla base di tutto per me ci stanno tre pilastri. Sono la disciplina che è fondamentale: la disciplina in quello che fai, nella quotidianità, negli allenamenti, negli orari, nell'ordine, disciplina anche in campo; poi ci sta la coesione e la condivisione, perché è un percorso condiviso tra te e la squadra, tra te e la società, e quindi ci deve essere condivisione e coesione; e poi ci sta la gioia, la gioia nel farlo. Perché se non hai dentro l'entusiasmo, la voglia, il piacere, il gusto di venire a fare questo, non puoi farlo. Quindi questi sono tre pilastri alla base di un percorso lungo che devi intraprendere.»
Mister, più di una settimana di lavoro, molti uomini quasi tutti già li conosce molto bene per affrontare questa sfida della Serie A. Dopo questi primi giorni di lavoro, di cosa ha bisogno ancora? Come vede il Frosinone strutturato per l'inizio del campionato? Cosa manca ancora secondo lei?
«Ma naturalmente qualche cosa deve arrivare, lo sappiamo. Ma io mi concentro su quelli che ho. Anche quando siamo partiti, è riduttivo per me parlare di mercato: non sono in grado di poterlo fare. Io devo cercare di sviluppare le qualità, le competenze dei calciatori e metterle poi nel modello di gioco che abbiamo. È logico, qualche cosa arriverà, ma la disponibilità che mi sta dando la squadra in questo momento, quelli che ho, è straordinaria. È una frase fatta forse, ma è così veramente. Quindi io sono contento, poi vediamo quello che succederà. E lì tocca a me mettere il meglio in campo, cioè sviluppare le qualità e le caratteristiche dei calciatori.»
Mister, lo scorso anno siete arrivati secondi nel campionato di Serie B con la squadra più giovane del campionato, con uno dei migliori attacchi se non il migliore per gol segnati e con una delle migliori difese. Che messaggio si lancia alla Serie A?
«Il campionato del Frosinone l'anno scorso è stato straordinario. Si parla solo di età giovane, di una squadra che è sulla carta da valorizzazione di tanti calciatori. Quindi è merito non solo mio, dei calciatori stessi, ma anche della società, del direttore sportivo che ci ha lavorato, della proprietà. Quando tu vinci è un insieme di cose. Io ci metto che sicuramente il Frosinone ha fatto un campionato straordinario, ma sotto il punto di vista anche del gioco, dell'idea. Tanti dicono "è la passione", ma il Frosinone aveva un'idea straordinaria, unica, che è stata considerata poco. Vediamo quest'anno cosa facciamo in Serie A. Quello che sicuramente c'è è l'idea di avere un'identità forte, un'identità riconoscibile, e quindi di andartela a giocare con le tue caratteristiche. Questa è sicuramente una strada che vogliamo percorrere, e questa viene prima della strategia e della tattica di gara. L'identità che devi dare alla squadra! E il Frosinone l'anno scorso aveva un'identità folle, fantastica, di grande livello, poco considerata da tanti.»
Che cosa rappresenta invece a livello personale per lei questa Serie A?
«Rappresenta... sono felice, orgoglioso, è inutile dirlo, perché se tu fai un percorso lungo e arrivi a vincere rappresenta il massimo, l'obiettivo. Ma, come ho già detto, quel percorso lì ora finisce. Si apre un percorso nuovo e lo vogliamo fare con un'identità precisa e quindi determinare anche di sopra con le proprie idee, con la propria idea, con la propria identità. Questo vale per me, vale per il Frosinone, per la squadra, per i calciatori, per il mio staff. C'è voglia di fare bene e di poter essere determinanti anche di sopra, naturalmente negli obiettivi che poi ti poni. Questo è chiaro.»
Mister, la cito: questa mattina in allenamento l'ho sentita dire "non sentitevi la maglia addosso, è l'inizio di un percorso lungo, fidatevi di me". L'idea è quella di tenere tutti sulla corda quest'anno, non dare nulla di scontato a livello di gerarchia?
«La fiducia sta alla base nei rapporti, è come un ingrediente che metti in un dolce. La fiducia sta alla base nei rapporti, nella condivisione che c'è tra te e i calciatori, tra te e la squadra, tra te e il direttore sportivo. È logico che tu fai delle scelte. Ognuno deve dare sempre il meglio di se stesso. Si sente dire spesso "il calciatore si mette a disposizione nostra", ma siamo noi anche staff io, Renato, Francesco, tutti che ci mettiamo a disposizione dei calciatori per farli rendere al massimo. Questa condivisione, questa unione, poi deve permettere di ottenere il meglio per il Frosinone. Ogni calciatore deve dare il meglio di se stesso, assolutamente.»
Mister, l'anno scorso lei si è arrabbiato, ha strappato il giornale quando non vi hanno dato per favoriti alla promozione. Quest'anno che cosa le farebbe strappare il giornale?
«Ma quella è una cosa... mi potrei raccontare tantissime cose che ho fatto in questi anni. Quella è venuta così l'anno scorso, è stata anche simpatica. Quest'anno è logico che il Frosinone possa essere considerato una squadra destinata a un percorso di sofferenza, sicuramente può essere. Ma noi vogliamo avere un'identità precisa, vogliamo essere riconoscibili, vogliamo fare un percorso chiaro con le nostre idee, con la nostra identità, e lì partiamo. E poi vediamo quello che otteniamo. Naturalmente sappiamo tutti che c'è un obiettivo chiaro, si può raggiungere in tanti modi: noi ci vogliamo provare attraverso quella che è la nostra identità riconoscibile, chiaro e tondo.»
Cosa significherebbe per lei, mister, raggiungere la salvezza e cosa significherebbe per il Frosinone raggiungere questo traguardo storico?
«Per me personalmente e non dico solo per me, ma per il mio staff, per Renato, per la società, quindi accomuno tutti, non vorrei fare una distinzione fra me e la società, vorrei mettere me, società, tifosi, tutti insieme rappresenterebbe sicuramente un percorso straordinario, notevole, dove alla base ci stanno le idee, la meritocrazia, lo sviluppo di determinate idee. Rappresenterebbe tantissimo perché naturalmente tu non hai certe possibilità, quindi le puoi raggiungere solo se le metti dentro con quello che ho detto prima, con determinate situazioni.»
Ha la possibilità di mandare un messaggio ai tifosi: cosa vuole dire loro?
«È stato bellissimo, mi piacerebbe rivederli come ci siamo visti quest'anno. All'inizio c'era sicuramente un po' di diffidenza, la percepisci, ma poi più il tempo passava e più ti innamoravi. Guardi, lo dico: vedere la gente venire allo Stirpe con la sciarpa, con il piacere, questo ti dà il senso del lavoro per me, per i miei calciatori, per la società, per il presidente, per il direttore sportivo. E quindi dico loro che li riaspetto allo stadio con la sciarpetta, con la maglia giallazzurra a tifare i leoni! C'è da stare insieme, perché il viaggio che ci aspetta lo possiamo fare attraverso le difficoltà e saranno tante solo se siamo uniti. Solo se siamo uniti! E questo obiettivo lo possiamo raggiungere solo se siamo uniti.»
C'è tanta attesa nell'ambiente della Serie A per vedere questo Frosinone, il Frosinone di Alvini. Lei in questa intervista ha più volte ripetuto il termine "identità". Come si sostanzia questa identità, che è di carattere personale rappresenta una personalità che il Frosinone vuole avere in questo campionato, ma poi rappresenta anche un'identità di carattere tattico? Lo scorso anno il Frosinone ha divertito, ha giocato bene, ha fatto un ottimo campionato con un'impostazione tattica che in Serie A in pochi hanno il coraggio di mettere in campo. Sarà lo stesso Frosinone, ci sarà quella stessa identità anche in Serie A?
«Qualche cosa sicuramente va rivisto anche in base alle caratteristiche dei calciatori che arriveranno, questo è chiaro. Ma sicuramente la strada da percorrere è quella di un Frosinone che voglia giocarsi la partita con la sua, come ha detto lei, identità dominante. Che sia con la palla o senza: con la palla la voglia prendere il prima possibile, quindi in aggressione, ma sicuramente riconoscibile. Questo è chiaro, ci proveremo. Ma non è detto che poi all'interno delle stesse situazioni tu possa rivedere alcune strategie di gara. La strategia e la tattica di gara sono una cosa, l'identità è un'altra: vogliamo essere riconoscibili, poi all'interno del riconoscimento e del dominio che vuoi fare della partita ci sta la strategia e la tattica. Ma sicuramente una strada la vogliamo percorrere, è chiara. L'importante è che io abbia le idee chiare, io e il mio staff, e riusciamo a trasmetterle chiaramente alla squadra. Questo è il fondamentale.»
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