L'intervista del presidente Maurizio Stirpe a Tutto Campo

01.11.2018 11:30 di Stefano Martini Twitter:   articolo letto 1670 volte
Fonte: Frosinone calcio
© foto di Federico Gaetano
L'intervista del presidente Maurizio Stirpe a Tutto Campo

Rientro in macchina da Torrice. E’ una serata imprevedibilmente grigia e piovosa. L’asfalto è viscido e infido. Bisogna andare piano e ho modo di ripensare con calma all’intervista che ha appena rilasciato al nostro giornale il Presidente del Frosinone, dottor Maurizio Stirpe. Un’ora e un quarto dalle 18 alle 19,15 di domande ma soprattutto di risposte mai banali, di ragionamenti chiari, di lucide argomentazioni e di acute osservazioni. Sul Frosinone Calcio che guida dal 2002 ed ha portato per la seconda volta in serie A, provando a restarci. Sul futuro (auspicato) del nostro calcio.  Su una classe politica “e un ceto dirigente”, dice ”che abbia una visione, di cui abbiamo un disperato bisogno”. Sul suo gruppo industriale, Prima Sole Components S.p.A., 3000 dipendenti con stabilimenti in 4 Paesi Brasile, Slovacchia, Francia e Germania, oltre al nostro. Sul “patto della fabbrica”, per cui si è speso non poco in Confindustria, di cui è Vicepresidente con delega alle politiche del Lavoro ed alle Relazioni industriali. Su Fiuggi e il rapporto mai decollato, per usare un eufemismo, con la città. Su Papa Francesco e il ruolo sociale dell’impresa. Con una “ragionata” concessione ai ricordi,  per il papà Benito, imprenditore cui è intitolato lo splendido stadio di Frosinone, fiore all’occhiello della società. Ed un sentito, particolare omaggio a Sergio Marchionne.
Arrivo alla stabilimento Prima S.p.A. sulla Via Casilina poco dopo le 17,30. Sono con il collega Ennio Severa, che scatterà le foto che illustrano questa intervista. Mi attende l’amico Giovanni Lanzi, Responsabile della Comunicazione Istituzionale del Frosinone Calcio. Il Dr. Stirpe arriva puntuale, poco prima delle 18 nella sala-riunioni dove lo aspettiamo. Siamo alle presentazioni. “Vorrei affrontare diversi argomenti”, propongo per tastare la disponibilità del Presidente. “Dica pure, abbiamo tempo” è la risposta distensiva e tranquillizzante per il cronista.

ESISTE  UN MOMENTO PRECISO IN CUI HA DECISO DI FARE L’IMPRENDITORE?

“L’idea di fare l’imprenditore è il risultato di una serie di riflessioni che furono fatte all’epoca, fra cui c’erano le difficoltà di intraprendere l’insegnamento universitario, che era la cosa che mi piaceva di più da ragazzo – confida – e la necessità di dare una risposta a dei  problemi aziendali impellenti di allora. La decisione nacque dall’ incrocio di questi due pensieri. Debbo dire, con il senno di poi, che sono contento che sia andata in questo modo”.

CI INDICHI UN POLITICO, UN CALCIATORE, UN GIORNALISTA, UN UOMO DI SPETTACOLO ED UNO DI FEDE CHE HANNO SEMPRE  GODUTO O GODONO DELLA SUA STIMA

“Il calciatore, dovendo scegliere, Franz Beckenbauer. Il giornalista Enzo Biagi. L’uomo di spettacolo dico…. Gigi Proietti. Papa Wojtyla resta un insostituibile punto di riferimento fra gli uomini di fede . “Il politico faccio fatica” dopo lunga riflessione “Alcide De Gasperi”.

LEI HA DETTO GIUSTAMENTE CHE “I TIFOSI CHE PAGANO IL BIGLIETTO, E/O L’ABBONAMENTO A SKY SONO I VERI PROPRIETARI DELLA SQUADRA” ‘DEL CALCIO’ MI CORREGGE. QUESTI TIFOSI RITIENE CHE SIANO STATI TRATTATI CON RISPETTO DALLE PAY TV QUEST’ANNO?

“No assolutamente – replica deciso – penso che l’ingresso della Web TV  (DAZN) sicuramente auspicabile per equipararci agli altri paesi europei, sia avvenuto senza ‘paracadute’, cioè senza sperimentazione preventiva per cui il sistema ibrido che è stato creato sta provocando non poche difficoltà oltre che costi aggiuntivi. Non dobbiamo mai dimenticare che se i tifosi smettessero di guardare farebbero implodere il sistema”.

LA NUOVA RIPARTIZIONE DEI DIRITTI TV PER IL TRIENNIO 2018-2021 SODDISFA IL FROSINONE ?

“La direzione intrapresa è quella giusta, ma continuano a rimanere delle differenze abissali fra le grandi e  le piccole squadre”.

COME VALUTA L’INATTESA RIAPERTURA DEL SINDACO DI ROMA VIRGINIA RAGGI SULLE OLIMPIADI DEL 2024, SULLA BASE DELL’ADOZIONE DI UN “NUOVO MODELLO” CHE, PERALTRO, ESISTE PRESSO IL CIO DAL 2014?

“E’ una svolta tardiva, che dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, quanto fu sbagliato dire NO a suo tempo alla candidatura di Roma per il 2024”.

CON CLAUDIO LOTITO, AL DI LA’ DELLA STIMA E DEL RISPETTO RECIPROCO, PERMANGONO DIVERSITA’ DI VEDUTE?

“Sì, le diversità di vedute restano  riguardo ai mali del nostro calcio e le ricette per ‘guarirlo’ rimangono assai diverse, ad iniziare dal profilo di missione delle Leghe che deve essere maggiormente coordinato e deve essere complementare. Ma per essere complementare ci deve essere una suddivisione ed una ripartizione più equa delle risorse non solo fra le squadre di una stessa Lega ma fra Leghe diverse. Oggi è successo quello che avevo purtroppo profetizzato nel 2009, con i forti che sono diventati sempre più forti ed i deboli sempre più deboli, fino al limite di mettere in discussione la sopravvivenza delle Leghe di Serie B e C”.

CON QUESTE PREMESSE IL MIGLIOR PRESIDENTE FEDERALE (nel frattempo eletto, Gabriele Gravina) SARA’ QUELLO CHE…

“Sarà quello che riuscirà a fare la riforma del sistema professionistico in modo corretto e che possa rendere le dimensioni dello stesso adeguata alle risorse disponibili. Oggi io penso che il mondo professionistico non possa superare le 72 società (attualmente sono 98) suddivise fra una serie A a 18 squadre, una B a 18 e due gironi di C centro-nord e centro-sud sempre a 18 squadre”.

COSA PENSA DELLA PROPOSTA DI MINO FAVINI, STORICO TALENT-SCOUT DELL’ATALANTA, DI OBBLIGARE LE SOCIETA’ AD INSERIRE  8 ITALIANI A REFERTO PER CIASCUNA SQUADRA NELLE PARTITE DEL CAMPIONATO DI SERIE A?

“Ritengo che questo non servirebbe a risolvere i problemi del calcio italiano, perché se tutte le Federazioni applicassero lo stesso concetto avremmo un sistema privo di  osmosi. Io penso invece, quando parlo di complementarità fra serie A, B e C, che si dovrebbe fare una serie C dove giocano ragazzi fra i 17 e i 21 anni, una serie B in cui vanno in campo quelli da 21 a 24 anni ed una serie A con piena libertà di tesseramento. Solo così si darebbe ai giovani la possibilità di fare un percorso obbligato di crescita fino alla massima divisione, attraverso un meccanismo di selezione naturale”.

CHI FORMAVA LA COPPIA CENTRALE DELL’ATALANTA CON UN GIOVANISSIMO GAETANO SCIREA NEL CAMPIONATO‘72-‘73?

Il Presidente ci pensa, si arrovella ma non trova risposta. E’ un suo collega Antonio Percassi (Presidente dell’Atalanta). “Non lo sapevo”, ammette.

TUTTI MI HANNO DESCRITTO SUO PADRE COME UN IMPRENDITORE DALLE GRANDI INTUIZIONI OLTRE CHE UN VERO GENTILUOMO. QUALE ERA LA SUA QUALITA’ PIU’ IMPORTANTE ?

“Mio padre era una persona ‘poliedrica’ – scandisce trattenendo la commozione -, sapeva coniugare la genialità dell’intuizione con la tenacia e la determinazione nel trasformare l’idea in una realizzazione concreta”.

FRA 50 ANNI COME SPERA DI ESSERE RICORDATO COME IMPRENDITORE E COME PRESIDENTE? 

“Spero di essere ricordato come una persona che nella sua vita è stata coerente. Nel senso che si è fissato degli obiettivi e ha avuto la fortuna e il privilegio di avere degli strumenti per poterli realizzare”.

L’ITALIA, SECONDO MONTANELLI, HA MOLTI RIMPIANTI E ALCUNI RIMORSI, POCO ORGOGLIO E NESSUNA MEMORIA. HO IL TIMORE CHE IN CIOCIARIA SIAMO  SOPRA LA MEDIA, CONDIVIDE?

“Penso che siamo nella media del Paese, ma che in quest’ultimo periodo sta prevalendo la nostra indole ad essere eccessivamente lamentosi – ragiona Stirpe – e ciò a discapito della grande caratteristica che abbiamo che ci porta, nei momenti di difficoltà, a tirare fuori le nostre qualità migliori. Lo abbiamo dimostrato tante volte, forse in questo momento non siamo capaci di scaricare a terra (testuale) questa potenzialità che 

abbiamo”.

LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO NELL’INTERVISTA DEL 7 SETTEMBRE SCORSO AL DIRETTORE DEL SOLE 24 ORE, GUIDO GENTILI, L’HANNO CONFORTATA RIGUARDO “AL RUOLO SOCIALE CHE L’IMPRESA HA ALL’INTERNO DELLA COMUNITA’ INTERNA ED ESTERNA”, COME RIPORTATO NEL VOSTRO SITO RIGUARDO, APPUNTO, ALL’ASPETTO SOCIALE DELL’IMPRESA?

“Sì, nella visione di Papa Francesco ho rivisto tanti dei princìpi che hanno ispirato la mia attività imprenditoriale, soprattutto quelle relativi alla responsabilità sociale dell’impresa ed al predominio dell’economia reale su quella finanziaria”.

CONOSCE FIUGGI E LE SUE DINAMICHE?

“Quando noi decidemmo di investire nel calcio questo era uno dei progetti che io ed altri amici avevamo in mente per far affermare una cultura del riscatto del  nostro territorio. Fra questi progetti c’era anche il rilancio di Fiuggi. Noi abbiamo elaborato una proposta nel 2001 per assumere la gestione delle terme, del campo da golf e del centro sportivo e siamo stati ad un passo – sottolinea con rammarico – dal realizzare questa operazione naufragata  perché la politica ha voluto ancora una volta manifestare in un modo distorto le ragioni del suo predominio. Fiuggi per definirla con le parole di Enzo Ferrari è una gioia terribile, è una occasione sprecata e una vetrina sbiadita per il territorio – commenta con amarezza – e lo dico con rammarico perché noi  anche come Frosinone Calcio provammo anni fa a fare una operazione di riavvicinamento con la città, quando decidemmo di spostare a Fiuggi tutto il settore giovanile. Poi ricordo con molto dispiacere una partita nel 2009 in cui i nostri ragazzi vennero insultati dagli spettatori sugli spalti, e lo facevano in modo strumentale poiché non a tutti piaceva che il Frosinone stesse a Fiuggi. Qualcuno pensava che fossimo degli usurpatori che toglievano spazio alle squadre del posto. In un’altra circostanza rammento che era nostra abitudine svolgere il ritiro pre-campionato a Fiuggi e abbiamo smesso di farlo in una stagione (2013-2014)  in cui avevamo già prenotato l’impianto eravamo pronti e poi ci dissero che, siccome andava alla Lazio, il campo avrebbero dovuto darlo alla Lazio e noi avremmo dovuto svolgere il ritiro ad Agosto! Fiuggi per noi è stata più fonte di mal di pancia che non di fatti che ricordiamo in modo positivo. Detto ciò rimane il rammarico – rileva con dispiacere – per cio che Fiuggi potrebbe essere e che invece non è”.

“Se il sistema Fiuggi – riprende con tono accorato – fosse integrato,  sarebbe naturalmente collegato con la nostra Società e saremmo noi stessi ad invitare le società ospiti a soggiornare a Fuggi. La Sampdoria non si è fermata a Fiuggi? E’ incredibile che la Juventus debba alloggiare all’Hotel Colajaco al casello autostradale di Anagni. E’ un sistema quello fiuggino mai integrato, che funziona a compartimenti stagni – nella lucida analisi di Stirpe – dove ognuno pensa che ci sono risorse e motivazioni per fare tutto da soli e poi questi sono i risultati”.

COME TROVO’ IL FROSINONE QUANDO LO ACQUISTO NEL 2002 E COME SPERA DI LASCIARLO?

“Spero di lasciarlo non nelle stesse condizioni in cui l’ho trovato nel 2002 quando siamo entrati nel calcio”.

QUANDO POTRA’ DIRSI COMPLETO IL PROGETTO DI IMPIEGO E SFRUTTAMENTO DELLO STADIO “BENITO STIRPE”?

“Dobbiamo in questo momento completare l’area di ristorazione e l’area denominata ‘Frosinone Village’, oltre ad implementare i servizi per coloro che svolgono attività sportiva lungo l’anello dello stadio. Dopo di che dovremo avere la capacità di sapere organizzare quei 3 eventi oltre il calcio, che devono essere messi in scena senza creare problemi allo svolgimento dell’attività agonistica. I tempi? Entro la fine dell’anno completeremo i locali del ristorante. Per il Village e per l’anello non dipende solamente da noi ma dobbiamo attendere le determinazioni del Comune e della Questura per quanto riguarda la strada di acceso dei tifosi ospiti”.
 

IL FROSINONE HA PROPOSTO RICORSO AL TAR DEL LAZIO PER OTTENERE L’ANNULLAMENTO DELLA DECISIONE DEL COLLEGIO DI GARANZIA DELLO SPORT DEL 10 AGOSTO SCORSO (2 partite da disputare in campo neutro  e 25.000 euro di multa per i fatti accaduti nella finale di ritorno dei play off del 16 Giugno scorso fra Frosinone e Palermo). IL RICORSO ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA ERA A QUESTO PUNTO NON RINVIABILE?

“Era inevitabile vista la profonda illogicità ed ingiustizia della pronuncia del collegio di garanzia del CONI, che non solo non ha tenuto conto di ben sei referti concordi riguardo alla regolarità della gara tra Frosinone e Palermo,  ma ha voluto anche creare i presupposti per influenzare la Corte di Appello verso l’inasprimento delle sanzioni che la nostra Società aveva già ricevuto e questo non è compito che può essere svolto dal Collegio di Garanzia del CONI. Si vuole continuare a dare un immagine esagerata  e distorta di quello che è successo effettivamente quella sera, con ciò assecondando gli interessi di chi vuole trarre vantaggio da questa situazione. Quella sera il Palermo ha perso meritatamente sul campo e aggiungo anche una cosa: se non ha vinto e non è andato in serie A – afferma senza mezzi termini il Presidente con chiaro riferimento a Maurizio Zamparini Presidente del Palermo -, è solamente per eccesso di prepotenza, arroganza e presunzione”.

L’AVVIO DI STAGIONE DEL FROSINONE E’ STATO PREVEDIBILMENTE NON FACILE. QUANDO PENSA CHE LA SQUADRA POSSA TROVARE IL MIGLIORE ASSETTO ED IMBOCCARE LA STRADA DELLA SALVEZZA? 

“Voglio fare un passo indietro perché soprattutto negli ultimi giorni ci accusano di avere stravolto eccessivamente la squadra. Noi abbiamo provato in buona fede a fare una operazione di questo genere: abbiamo ceduto tutti i giocatori che erano stati scarsamente impiegati  nel campionato di serie B e che quindi, ragionando logicamente, se non erano stati utili in B non capisco come lo potevano essere in serie A, ed abbiamo tenuto quelli che ci offrivano maggiori garanzie, integrando l’organico con calciatori con una storia nel massimo campionato. Abbiamo operato in due fasi. La prima con i primi 6 acquisti che sono stati aggregati  prima della partenza della tournée d inizio stagione in Canada; il nostro obiettivo, per la seconda fase, era di prenderne altri 6 entro il 12 di Agosto. Siamo arrivati ad 11 poi c’è stato il grave infortunio di Dionisi che a lista praticamente esaurita, ci ha costretto ad acquistare un paio di giovani (Ardaiz e Pinamonti), oltre all’occasione di prendere Cassata in chiusura di mercato, che è una opportunità che non mi sono lasciato scappare.  Partendo dalla situazione descritta e tenuto conto che sono passati circa 2 mesi dall’inizio della stagione 2018-2019, è evidente che non c’è stato ancora il tempo necessario affinché la squadra possa iniziare ad esprimere il suo potenziale. In questo inizio di campionato abbiamo fatto vedere qualcosa di buono, ma per il resto non abbiamo fatto bene, specie nel secondo tempo delle partite con Atalanta e Sampdoria. Noi crediamo di avere svolto un buon lavoro, abbiamo ripeto bisogno di tempo ma – avverte – non ne manca molto per capire se il nostro lavoro possa raccogliere i frutti sperati. Penso che entro la fine del mese di Ottobre capiremo se il Frosinone sarà competitivo nella lotta per la salvezza. In ogni caso mi assumo tutte le responsabilità sia del lavoro svolto fino adesso come della filosofia e delle logiche che lo hanno ispirato, sia delle scelte dei singoli che sono state tutte condivise con i miei collaboratori”.

NEL PROSSIMO MAGGIO POTREBBE ESSERE ELETTO IL PARLAMENTO EUROPEO PIU’ ANTIEUROPEISTA DELLA STORIA. RITIENE CHE SIA UN PERICOLO? 

“Io penso che il nostro Paese non possa prescindere da un percorso che deve avvenire all’interno dell’Europa, ma allo stesso tempo ritengo che la direzione che ha assunto questa Europa è una direzione non solidaristica verso i paesi in maggiore difficoltà. Dall’inizio della crisi economica del 2008 le distanze fra le nazioni del vecchio continente sono aumentate; con queste premesse  o l’Europa riscopre le ragioni della cooperazione, della mutualità, della solidarietà e della sussidiarietà, o ritengo che ci faremo del male tutti. Il discorso non va posto, in definitiva, fra l’essere europeisti e antieuropeisti, bisogna essere dei buoni europeisti e far funzionare bene l’Europa per non diventare antieuropeisti”.

VUOLE SPIEGARE MEGLIO AI LETTORI “IL PATTO DELLA FABBRICA”. DI COSA SI TRATTA?

“Il patto della fabbrica è l’accordo interconfederale con cui, dopo 25 anni di tentativi, si è provato a modificare il sistema della contrattazione collettiva. E’ un patto che favorisce lo scambio salari-produttività, senza porsi il tema se… nasca prima l’uovo o la gallina. E’ un modo per ridare vigore alla contrattazione collettiva, all’interno del quale le parti sociali stanno provando a rimettere ordine ad una serie di tematiche come il welfare, la sicurezza sul lavoro, il mercato del lavoro, la partecipazione e la formazione. Su ciascuno di questi temi verrà fuori la proposta che le parti proveranno a condividere con il  governo. Il patto della fabbrica è tutto questo, cioè a dire lo strumento per il reale ammodernamento delle relazioni industriali, che era oramai troppo datato ed aveva bisogno di aggiornamenti. Naturalmente questa è una condizione necessaria ma non sufficiente per la crescita del Paese che – osserva – ha bisogno dell’intervento pubblico e della cabina di regia della politica”. 


SONO PASSATI 10 ANNI DALL’ INIZIO DELLA CRISI MA IL SUO GRUPPO NE E’ USCITO CON FATTURATO E RISULTATI OPERATIVI IN COSTANTE ASCESA.

“Ritengo che in questi anni noi abbiamo avuto il coraggio che altri non hanno avuto. Io ed i miei collaboratori abbiamo pensato che di fronte a situazioni di emergenza si dovesse reagire con un atteggiamento propositivo, provando a cogliere delle opportunità che il mercato in queste condizioni offre. Dietro ad ogni crisi c’è sempre la possibilità di trovare delle vie di crescita e di sviluppo. Ecco, forse noi da questo punto di vista siamo stati capaci di individuare dei nuovi driver di sviluppo che ci hanno consentito di crescere. Speriamo di avere la stessa lungimiranza in futuro e di non perdere le qualità che ci hanno consentito di espanderci fino a questo punto”.

PSC COMPONENTS HA STABILIMENTI PRODUTTIVI ANCHE IN GERMANIA, FRANCIA, SLOVACCHIA E BRASILE. DOVE SI E’ RIVELATO PIU’ FACILE INVESTIRE? 

“Quando realizzammo lo stabilimento in Slovacchia all’inizio del 2000 trovammo delle condizioni particolarmente vantaggiose, tuttavia in generale non abbiamo trovato particolari ostacoli in nessuno dei paesi in cui abbiamo investito”.

QUANTO “PAGA” IL SUO GRUPPO OGNI ANNO ALLA BUROCRAZIA,  AI “SIGNORI DEL TEMPO PERSO”? 

“Indubbiamente il sistema delle imprese in Italia è da sempre zavorrato da una palla al piede di dimensioni più o meno grandi che ti fa faticare di più, a parità di risultato, rispetto ai nostri competitori stranieri.  La burocrazia però oltre che sui costi incide soprattutto sull’entusiasmo; se esiste un clima favorevole per fare impresa – spiega – aumenta anche l’entusiasmo e si guarda meno al profitto e più alla soddisfazione nel dare corpo ad un progetto, ad una realizzazione”.

LA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF, DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA, DOVRA’ ESSERE PUBBLICATA A GIORNI ENTRO IL 28 SETTEMBRE. COSA SI AUGURA CHE CONTENGA?

“Io mi auguro che ci sia senso di responsabilità nella valutazione delle politiche che riguardano la dimensione del debito pubblico e del deficit di bilancio e che ci sia un DEF orientato verso la crescita e verso il lavoro. Ecco, è proprio la parola lavoro che credo stia scomparendo dall’agenda della nostra politica”.

PERCHE’?

“Perché in questo momento si pensa che esistano delle scorciatoie che possano dare dei frutti maggiori rispetto ad una politica seria che tenda a stimolare la crescita del lavoro, dei redditi, dell’occupazione e anche del gettito fiscale, che è una condizione indispensabile quest’ultima per abbassare il livello del deficit e del debito”.

IMMAGINO ABBIA CONOSCIUTO SERGIO MARCHIONNE

“Certamente”.

HA DETTO L’ARCIVESCOVO DI TORINO MONS. ORIGLIA CHE MARCHIONNE “CI HA AIUTATO A COMPRENDERE CHE DOBBIAMO FARE I CONTI CON LA NOSTRA STORIA MA CHE NON DOBBIAMO AVERE PAURA DEL NUOVO”. LE SEMBRA CHE QUESTA FRASE FOTOGRAFI ESATTAMENTE IL LAVORO SVOLTO DA MARCHIONNE?  

“Sergio Marchionne per me è stato un genio, a cui il Paese farebbe bene ad esprimere in modo meno timido la gratitudine che il personaggio merita. E’ stato un manager, anzi un imprenditore geniale nelle intuizioni e nelle soluzioni – ripete cadenzando le parole – ed anche lui, a modo suo, ha sfidato la crisi. Perché ha risanato la prima Fiat in anni molto difficili e poi ha colto dalla crisi l’opportunità di acquisire la Chrysler. Quando nel 2014 ci fu l’inaugurazione del museo dell’Alfa Romeo ad Arese, durante la cena a cui eravamo invitati gli dissi che quello era un punto di arrivo per la realizzazione in quanto tale, ma che simbolicamente  quella sera era come se l’Alfa Romeo rinascesse di nuovo. Lui mi ringraziò per questo – ricorda con voce incrinata dall’emozione – ma oggi dobbiamo ringraziare lui perché rimase coerente con il programma che è stato capace di realizzare in FCA e che il nuovo management spero possa portare a compimento. In Italia si possono e si devono produrre vetture soltanto ad alto valore aggiunto. Il mondo economico italiano deve ringraziare Marchionne soprattutto della sua coerenza e del suo rigore nel portare avanti un programma ed una missione che i più avevano giudicato impossibile”.

Il taccuino si chiude, il registratore è spento. Il Dr. Stirpe ci accompagna all’ingresso. C’è il clima disteso e rilassato di fine giornata e il tempo lungo il corridoio per gli ultimi auspici: “che Antonio Tajani, come gli ripeto ogni volta che lo incontro, dalla sua posizione non banale non perda mai i contatti con il territorio, che Gianfranco Battisti possa risolvere in via definitiva il problema del pendolarismo sulla Roma-Cassino. Tenete conto – riflette a voce alta – che se la linea funzionasse in modo egregio e riuscissimo ad abbassare i tempi di percorrenza tra Roma Frosinone e Cassino potremmo rilanciare anche il mercato immobiliare nella nostra provincia, come accaduto sul litorale romano”.

Sono le 19.25. Gli uffici sono vuoti e le luci tutte spente. Non c’è più nessuno anche all’ accoglienza. Maurizio Stirpe saluta con un sorriso. Il portone d’ingresso lo chiude lui.