Il calcio italiano non merita Maurizio Stirpe

13.04.2019 10:15 di Andrea Pontone Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Il calcio italiano non merita Maurizio Stirpe

Zurigo, maggio 1984. La Fifa incarica l'Italia - nazione campione in carica - di ospitare il Campionato del mondo 1990. Un'opportunità più unica che rara per il nostro Paese per seguire il modello britannico e divenire uno dei luoghi calcistici con le migliori strutture sportive a disposizione dell'intero panorama europeo. Una grande occasione, gettata però al vento: al di là dei 24 morti e 678 infortunati sul posto di lavoro, i risultati ai giorni d'oggi dal punto di vista infrastrutturale sono sotto gli occhi di tutti.

Il Mondiale del '90 - già stregato di suo sul piano sportivo per l'uscita a vanvera di Zenga su Caniggia e la vittoria dei tedeschi - si è rivelato un vero e proprio fallimento per quel che riguarda l'aspetto edilizio: molti degli stadi costruiti proprio in occasione dell'evento intercontinentale (San Nicola di Bari, Delle Alpi di Torino, Sant'Elia di Cagliari, Stadio Friuli di Udine) oggi sono defunti o a rischio demolizione per la loro impraticabilità. In alcuni di questi casi le infrastrutture sono state addirittura rase al suolo e nello stesso sito sono stati edificati nuovi impianti.

In Italia, nel 2019, la gente che si reca allo stadio in città come Firenze, Bologna o Palermo deve portare con sé l'ombrello per ripararsi dalla pioggia. È costretta spesso e volentieri ad assistere alle partite con la pista d'atletica che si frappone tra spalti e terreno di gioco. Una scena impensabile non soltanto in Inghilterra (dove la normalità odierna era già un criterio standard negli anni '90), ma in tutti i paesi d'Europa. Gli stadi delle terze serie inglesi o tedesche sono di due gradini superiori rispetto a molti impianti di Serie A.

L'intero sistema del calcio italiano non ha prestato per anni alcuna attenzione al problema delle infrastrutture, e le poche società che hanno investito sugli stadi oggi sono in difficoltà. Al di là di realtà come Juventus e Udinese che possono permettersi un grande investimento (non consideriamo Spal e Sassuolo, visto il problema degli spalti non coperti), i club che hanno costruito un impianto di proprietà - o in gestione - oggi sono penalizzate per l'investimento economico.

Tra queste c'è il Frosinone, che si presenta in Serie A con un organico tra i meno attrezzati: giocatori all'altezza della fascia medio-alta di B ma forse non all'altezza della categoria superiore. Però lo stadio è bello, bellissimo, ed è uno dei fiori all'occhiello del nostro calcio. Ingente l'investimento del patron ciociaro Maurizio Stirpe, che ha regalato alla città e all'intera provincia un vero e proprio gioiellino. Ma a salvarsi, al posto dei giallazzurri, molto probabilmente saranno squadre che i loro investimenti li hanno profusi, sì, bensì per i giocatori. Tra impianti sportivi obsoleti, con piste d'atletica non utilizzate né manutentate, spalti scoperti e visibilità limitata, in pochi possono godersi lo spettacolo di cui si può fruire sulle tribune del 'Benito Stirpe'.

Il calcio italiano merita realtà come quella del Frosinone? Una lunga e buona meditazione farebbe bene a tutti.