AMARCORD: Stefano Argilli, l’uomo che ha dato il via a Calciopoli

22.09.2014 21:00 di Fabrizio Celani   Vedi letture
AMARCORD: Stefano Argilli, l’uomo che ha dato il via a Calciopoli

È innegabile che nella storia del calcio italiano tra i più grandi scandali c’è “Calciopoli”. La Juventus di inizio anni duemila era una macchina perfetta, il dg Moggi, insieme a Bettega e Giraudo avevano messo su una schiacciasassi che stravinceva in Italia e ben figurava in Europa. Ma c’era un lato oscuro, ai limiti della legalità, comparabile ad una sorta di organizzazione di controllo totale del calcio italiano. Ancora non si sa chi aveva ragione e chi aveva torto, la giustizia sportiva le sue sentenze le ha comminate, la Juventus andò in serie B, non sta a noi dire se a torto o a ragione. Ma chi ha scoperto questo vaso di Pandora, chi ha dato il via alle indagini che hanno poi prodotto le pene che tutti sappiamo è stato un giocatore che per sei mesi ha vestito la maglia del Frosinone, tutto è partito da un’intervista di Stefano Argilli.

LA CARRIERA – Argilli è nato a Rimini quarantuno anni fa. Comincia subito a giocare a calcio e compie tutta la trafila nelle giovanili della squadra della sua città. Nella juniores è tra i migliori, tra i calciatori più carismatici e ciò lo porta direttamente in prima squadra a neanche 18 anni. I biancorossi sono in serie C2 ma danno fiducia subito a questo ragazzo, prende le redini del centrocampo e gioca ben cinque stagioni in C2. Nel 1996 lo vuole mister Gigi De Canio, che sedeva sulla panchina del Siena e questo sarà la svolta della sua carriera. De Canio lo predilige in mezzo alla difesa, i movimenti difensivi li sa fare bene e i compagni si fidano ciecamente di lui. I toscani sono in serie C1, non riescono ad uscire da questa categoria. Ci provano ogni anno, ma nel 1999 qualcosa va meglio. Argilli è titolare inamovibile e quell’anno acquisisce anche una vena invidiabile sotto porta. A fine campionato segnerà quattro reti, indispensabili per la promozione.

SIENA - Tra i cadetti altre tre stagioni, di cui due da titolare e l’ultima vissuta tra mille infortuni. Una volta guarito Papadopulo non lo vede, preferisce altri giocatori e spesso Argilli, il capitano, deve andare in panchina. Non riuscirà a dare un apporto sul campo nella stagione della promozione, ma fuori dal campo è sempre la persona carismatica, il “capitano” bravo a gestire il gruppo. I toscani vincono il campionato e conquistano la loro storica serie A. A Siena ormai è un’istituzione, ha trovato moglie, si è definitivamente stabilito e per il Siena è il giocatore simbolo. Fuori dal campo è una persona schiva, decisa, molto colta, un giocatore atipico, che preferisce un buon libro alla playstation, che preferisce una serata a teatro alla discoteca. Ha tanti amici a Siena, ha rinunciato anche nei periodi più bui a trasferimenti più prestigiosi (leggi Lecce) per rimanere in una società che ha investito su di lui. Il primo anno di A gioca solo 13 partite, in panchina c’è ancora Papadopulo, ma a gennaio viene esonerato e torna De Canio, che conosce bene Argilli. Tant’è che alla prima del nuovo tecnico Argilli va a segno, anche se alla fine i bianconeri escono sconfitti a Brescia. A fine anno comunque la Robur è salva.

GOL SALVEZZA – Anno 2004, nuovo anno di serie A. In panchina c’è Gigi Simoni. In quegli anni il presidente De Luca aveva intensificato i rapporti di collaborazione con la Juventus. Dietro la scrivania c’era Perinetti e la società torinese aveva prestato tanti giocatori ai toscani. Argilli resta, ma alterna panchina e campo, non è titolare fisso. A novembre realizza anche una rete a Milano contro il Milan, ma non serve ai fini del risultato, in quanto i rossoneri vincono 2-1. A gennaio torna lo specialista delle salvezze, Gigi De Canio. Argilli riprende in mano il pacchetto difensivo e la Robur riparte. Ultima giornata, al Siena servirebbe una vittoria per conquistare la seconda storica salvezza consecutiva. Al “Franchi” arriva la retrocessa Atalanta. Chiesa porta avanti i bianconeri, Budan pareggia e manda nello sconforto tutto lo stadio. Il Siena si versa in avanti e al 35' Argilli si inventa centravanti e getta il cuore oltre l'ostacolo. E’ gol, una rete che vale una salvezza sofferta, sicuramente la più sofferta.

L’ADDIO – I tifosi lo amano, aprirono anche un “Stefano Argilli fan club”, la società addirittura ritirò la sua maglia numero 8, ma qualcosa non va. Lui era convinto e disponibile a restare a Siena a vita, ma il Siena non lo vuole più. Qualcosa si è incrinato, lui una spiegazione se la dà ma non la dice a nessuno. Da professionista cambia aria, lo vorrebbe il Livorno dove era andato nel frattempo il suo ex direttore Nelso Ricci, ma va a Modena. Qualcosa nella carriera di Stefano è andata storta, gioca nervoso, non è il solito Argilli tutto cuore e polmoni. Diciannove presenze e una rete.  A gennaio accetta la corte del Livorno e torna in Toscana. Nel frattempo il Siena era diventata una succursale della Juventus, Moggi disponeva del club toscano come meglio credeva e, diciamo così, venivano preferiti giocatori assistiti dalla GEA anziché da altri procuratori. Argilli queste cose le sa ma finora ha taciuto. Finora.

LO SCANDALO – A fine aprile 2006, all’indomani di un Siena-Juventus finito 3-0 dopo neanche dieci minuti per i futuri campioni d’Italia, Argilli rilasciò un’intervista all’Avvenire. Le parole sono dure e smuovono un silenzio imbarazzante. Tutti sapevano quello che succedeva a Siena ma nessun parlava. “Il Siena ha sempre perso con la Juventus. Il risultato di oggi non è una sorpresa, perché gli juventini hanno sempre dimostrato di essere superiori” disse con un sorriso ironico sulle labbra. “Nell`intervista all`Avvenire ho solo raccontato la mia storia personale e quello che succede a Siena. È evidente che nel mercato del Siena c`è la mano di Moggi e mi sorprende l`attenzione che è stata data alle mie parole in questi ultimi giorni visto che gli addetti ai lavori conoscono bene la situazione. Lo sanno tutti”. Parole durissime, Argilli disse nell’intervista che al Siena giocavano solo coloro che erano assistiti dalla GEA, la quale faceva capo al figlio di Moggi. Argilli non era un loro assistito e così spiegò la cessione l’anno prima. De Canio disse che Argilli è stato scorretto e che ha `ricattato la società attraverso i tifosi`. “Non parlo del mister perchè con lui lo scorso anno ho disputato la mia migliore stagione in A, 24 presenze e tre gol”. Ridendo aggiunse: “Poi mi hanno ceduto”.  Le dichiarazioni qualcosa avevano prodotto, gli occhi del ciclone che da lì a poco avrebbero investito il calcio italiano erano tutti su Luciano Moggi, su questo sistema “cupolistico” messo in piedi. Moggi controllava il Siena, Argilli ha solamente reso pubblico il segreto di Pulcinella, tutto lo sapevano, ma nessuno parlava. Poi tutto il resto, quello che sappiamo e quello che forse non sapremo mai. Un merito va dato all’ex capitano del Siena, di aver dato l’input a abbattere questo castello di società controllate e controllanti, a questo sistema del tipo “se ti assiste mio figlio giochi, altrimenti vai via” (chiedere a Miccoli…).

FROSINONE – Il campionato va avanti, l’anno seguente Argilli è ancora a Livorno ma gioca pochissimo, solo due presenze. A gennaio il Frosinone, al primo anno tra i cadetti cerca un calciatore di esperienza, un uomo carismatico che possa far andare anche d’accordo le tante personalità dello spogliatoio dei canarini. Arriva in Ciociaria, alterna alti e bassi, viene schierato da Iaconi in mezzo alla difesa per dare aiuto alla coppia Antonioli-Pagani che ci aveva portato lì in serie B. Le cose vanno abbastanza bene, fino a metà aprile, quando in riscaldamento con i compagni, mentre effettua dei palleggi scivola e si rompe il gomito. Stagione finita. Un infortunio stupido ma che gli impedisce di giocare il resto della stagione.

FINE CARRIERA – Dopo Frosinone va a Cremona. La società di patron Arvedi vorrebbe costruire una corazzata per la Lega Pro, ma mette insieme un’accozzaglia di calciatori, il più dei quali attempati e svogliati. Argilli di voglia ne ha, il calcio è la sua vita e il suo lavoro, ma gli anni avanzano e gli acciacchi anche. In due stagioni giocherà 36 partite, non poche comunque per uno che ha superato i 35 anni. Chiude la carriera riavvicinandosi nel Monteriggioni, in serie D. Appesi gli scarpini al chiodo, viene chiamato dal Poggibonsi per insegnare calcio. Sta a due passi da casa, gli vengono dati i ragazzi degli Allievi Nazionali. L’anno scorso collabora con mister Tosi e fa l’allenatore in seconda sempre a Poggibonsi. Ma si sa che certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, il richiamo del Siena è forte e la neonata società Robur Siena, nata sulle ceneri dell’A.C. Siena fallita in estate lo vuole per affidargli la squadra degli Allievi Provinciali. Stefano non ci pensa su due volte, lui ama trasferire la sua voglia, la sua lealtà, anche tutto ciò che ha imparato in tanti anni di carriera a ragazzi di 16 anni. Vuole che diventino prima uomini che calciatori, insegna loro l’onestà, quell’onestà che ha fatto sua per una vita intera. Vorrebbe che se un suo ragazzo non giocasse in futuro per colpa di giochi poco puliti, lo dicesse, che si ribellasse alle ingiustizie. Proprio come ha fatto lui qualche anno fa…